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Il sorriso del web

Pubblicato da enzo cilento su 4 Giugno 2014, 09:43am

Tags: #la storia

Si metteva la chiave nella toppa della cassetta postale una volta, sperando che fosse arrivata la notizia che aspettavi, quella che sognavi, che ti auguravi: non per forza un lavoro...

Ci sono stati costruiti attorno dei film interi. Il postino che suona sempre due volte, chissà perché; e la lettera che cambia la tua vita. Com'era bella Liz Taylor in quei panni o chi per lei.

Talora era la lettera che chiamava in guerra tuo figlio oltretutto; o che te ne annunciava la scomparsa.

Niente di nuovo sotto il sole, direte: la guerra e la speranza di una pace possibile.

Le donne bellissime dei film americani, quelle candide come la neve, un po' burrose; quelle vicine di casa col pianerottolo pieno di fiori e la veranda in legno si affacciavano; aprivano la porta, scostavano la zanzariera e prendevano tra le mani curatissime quelle lettere attese trepidamente, temute.

Persino le piccole donne che devono crescere in fretta e che per vivere cuciono e sbrigano faccende nel quartiere son tutte trine e merletti, belle anche se un po' pallide come Rossella O'Hara.

Gli uomini invece non aspettano, quasi mai, quasi niente: agiscono; e per la pace o per la giustizia operano e partono, imbracciano la vanga e il fucile.

Il nostro postino oggi non bussa più né due né cento volte.

E' una mail da controllare; nessuno che ti dica "ehi Joe come va?".

Forse i gestori della Rete dovrebbero pensare anche a questo: ad una bella voce metallica che ti dica "caro abbonato, come stai?".

Le auto lo hanno già fatto, persino le guide satellitari, i bancomat; e sembra di essere sul set con Jim Carey, nella città immaginaria e costruita dal grande fratello che manda in onda la tua vita.

Eppure persino il web può avere un'anima.

Ne ha quando ti permette di ritrovare l'amico perso di vista, mi sembra; quando ti mette in contatto con i tuoi sogni (una volta era compito esclusivo del tam tam e delle pagine gialle): si trattasse anche solo di imparare il tango. Quando ti consegna un messaggio che ti riconcilia per un po' con la vita: magari accadesse più spesso!

Apro il mio profilo, ieri, e trovo un grazie per una delle mie sciocchezze affidate al blog.

Il fatto è che però quel grazie proviene da un popolo e da un mondo provato dal dolore, che - per quel che ho potuto - ho cercato timidamente di condividere.

E quest'umanità ha travalicato e vinto persino il freddo delle macchine e del web senza parole e senza voce.

Lo so. Una lettera affrancata con il mio nome in calce e un pezzo di carta con le stesse parole, un pezzo di carta resomi a mano dal postino che bussa alla porta ha un altro sapore; ma la gratitudine (più la mia per loro, che non il contrario) è la stessa: impagabile.

Ci piacerebbe un mondo in cui si imparasse a dir grazie, è vero.

Grazie, mille volte, perché mi scalda il cuore sapere che partecipare ha ancora un senso anche nell'era del web.

Il mostro in fondo, ha persino una faccia umana.

E talora un sorriso nascosto dietro il bip.

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