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Il risveglio del motore

Pubblicato da enzo cilento su 17 Giugno 2014, 08:06am

Tags: #attuale

Ci fa piacere sentire di quel campione tedesco di automobilismo che si sveglia dal coma, dopo sei mesi; e che ora comunicherebbe con sua moglie.

Neppure ci interessa sapere come; e neppure vogliamo pensare ai danni provocati da 180 giorni di buio totale, almeno ai nostri occhi. La curva più pericolosa della sua vita è questa, lunga, di cui non si vede la fine.

Per uno Schumacher che si sveglia - accudito e sostenuto anche dai suoi enormi mezzi finanziari - c'è un esercito di dormienti nelle rianimazioni o nei reparti - persino a casa - e al loro fianco chi non dorme più, nella speranza di vedere il proprio caro svegliarsi.

Avverrà?

Per costoro, un movimento delle palpebre, una contrazione sul viso, uno stringersi inatteso di una mano è oro; è un segno denso di speranza; è il simbolo sacro di una vita che ancora c'è e che non vuole arrendersi.

La vita, la sua forza, sta davvero nella sua estrema debolezza, nella sua fragilità. Tutta la vita, tutto ciò che lo è, stupisce e non è dovuto: è e si fa. Tutto qui.

Pensiamo che correre a trecento all'ora in pista; divorarsi i giorni pieni di tutto e di niente; accumulare esperienze estreme e sensazioni mai prima sfiorate, solo questo sia vivere.

E forse invece non è così: è respirare, anche con un polmone solo; è batter le ciglia; è persino contrarre un muscolo facciale; è alzare ora gli occhi dal pc e vedere davanti alberi e pareti di verde con un sole pallido che illumina; saluti e baci, sorrisi e parole da nulla al mercato, voci e stridii, vite minuscole come formiche, insetti.

Denominatore comune: l'essere animati, palpitanti.

Di fronte all'animazione che diventa inquietudine, che non è vita ma è ansia; di fronte a questa sete inestinguibile di essere altro, mi piace pensare al risveglio dolce del campione, di qualsiasi campione che ha battagliato fino sul limitar di Dite e che riapre una fessura una feritoia, un occhio sul mondo; e il mondo a lui.

Alla vita talora dovremmo chiedere scusa: per averla sottovalutata, buttata via, perché non trasmetteva brividi; somigliava alla morte!

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