Domenica benedetta domenica, un po' uggiosa, a fine giugno, domenica che i cattolici intitolano alla Trinità. Concetto difficilissimo invero che non di rado ci porta a credere - nel nostro Pantheon fatto di santi e di beati (magari lo semplificassimo!) - che anche il nostro Dio più che uno, sia tre.
Ad ogni modo, dell'esperienza della paternità vigile e previdente, talora abbiamo modo di fare esperienza: di questa premurosità che ci fa incontrare ciò che ci serve, se accade.
Del Figlio siamo (stati?) innamorati tutti, almeno una volta nella vita - amore amor che a nullo amato, amar perdona - tranne certe letture edulcorate che non ci fanno innamorare invero e che non a tutti possono piacere.
A quello spirito infine che pervaderebbe l'universo, si deve credere, con forza, perché le cose invero testimonierebbero l'abbandono di cui siamo stati fatti oggetto, noi mortali. Che poi lo spirito stesso alberghi in noi, beh, quella è questione che spesso ci lascia senza parole di fronte alla ben più consueta animalesca natura che ci visita e ci inabita operosa.
Domenica così, ad ogni modo, che è il caso di ringraziare il Padreterno se uno può godersela nel sano riposo - si trattasse pure di riposarsi correndo quarantadue chilometri di maratona. Perché invece, di contro, c'è tutto un mondo che da godersi ha davvero poco, anche nel nostro Belpaese.
Per loro però una parola buona va spesa - sotto forma di notizia: un nuovo Dl sulla Pubblica Amministrazione - annunciato - farà sì che le ricette mediche per i malati cronici (oltre quattro milioni in Italia) avrebbero in breve la validità di sei mesi, non dei soliti sessanta giorni attuali.
Ne va un po' di tranquillità e di ritrovata qualità della vita per questo esercito che attende e invade gli ambulatori, gli ospedali con le loro farmacie e le loro accettazioni, ogni due mesi, come se quella di essere "cronici" dovesse essere la condanna all'infelicità perpetua e senza requie.
Andare in questi luoghi, a fare anticamera con costoro, sarebbe un buon esercizio per noi tutti: sia detto senza moralismi; perché oltre al malanno c'è da scontare qui il malanimo e la disperazione lo sconforto di chi si vede costretto, in sovrappiù, anche a questo genere di trafila e di punizione.
Speriamo che si possa fare di più, in futuro, che lo si voglia; che certe pratiche possano davvero diventare sempre più espletabili attraverso altri strumenti (il web?) che non comportino quest'altra prova di resistenza: spesso il malato cronico si lascia vincere dalla malattia, solo per stanchezza...
E' una domenica così, Trinità o non Trinità, sia detto con rispetto; in cui uomini d'ogni fede chiedono come sempre solo di essere trattati con un po' più di dignità, da figli di un dio che non sia dolente, non solo per loro.