Quel tale - come molti tra noi - era arrivato a cinquant'anni e - non sapeva spiegarsi il perché - si trovava a ripetere sempre gli stessi errori, a ben vedere: da sempre. Li reiterava - diremmo oggi, con un tono professorale.
Quel tale non aveva memoria. E questa era la sua condanna.
Perché poi non ne avesse, aprirebbe un altro capitolo ancora. Non ne voleva avere, aveva cancellato. Perché ricordare significava soffrire ancora allo stesso modo; non aveva "elaborato" un bel nulla. Per non essere disperato, continuava a dimenticare. E così, ci ricascava: anche nel rancore.
Per cui, non ricordare, era anche il modo tutto suo per non provare risentimento; per non odiare ancora il paese natale e il male che gli era stato fatto; la casa paterna di un padre poco paterno e violento; di una madre gelosa e possessiva, desiderosa di venerazione incondizionata; di una occasione fallita con la sua tribù di casa.
Che insomma, i suoi errori li aveva fatti - anche di valutazione - ma insomma non li ricordava.
E insomma aveva concluso con un deficit di amore che non fosse inquinato dal tradimento di sé (veniva amato solo se rispondeva al disegno altrui, insomma; quindi veniva amato il disegno e non lui); tanto che, per non continuare a sentirlo, aveva dimenticato ci fosse: lo aveva dimenticato in fondo all'animo, facendo finta di nulla, lasciandolo nell'oblio, fino all'eruzione ed alla deflagrazione successiva, quando poi la memoria avrebbe chiesto spazio: "io esisto".
Che è come dire: "io esisto, non questo smemorato costruito sulla negazione del proprio dolore. Che la storia c'è; e che non va dimenticata. Che tu sei la tua storia: in tutti i punti. Scrivila, semmai".
Così, perso tutto il bagaglio memore del suo passato, aveva continuato a cercare asilo nella casa natale, ma vi aveva trovato intatto e feroce il ricordo dell'ostilità e degli scontri del passato; lo aveva cercato nel vecchio paese, provando a far finta che...; ma riscoprendo che tutto tornava a galla; tornando persino in chiesa a pregare, salvo poi trovarvi le stesse condizioni "puoi farlo, solo se. Sei dei nostri solo a condizione che..."
Di seguito - come nel circo e nella giostra dei cavallini di cartapesta - una ribellione e poi un'altra, una fuga e poi un'altra città e un'altra casa ancora; un lasciarsi andare e farsi più o meno del male; scriverne e poi cercarne il conforto - addirittura - in quelli che avevano memoria del loro dissidio e della loro diversità e che quindi finivano per deluderlo ancora: non approvavano non capivano dunque non amavano.
Quel tale, che non aveva memoria, che quindi non aveva padri, cercava un padre tutta la vita, e lo faceva ancora a cinquant'anni, non rassegnandosi mai all'idea che, quel padre biologico, benché in vita e novantenne, benché ormai debole e persino patetico, continuava a non amarlo; esattamente come lui stava facendo con se stesso.
La verità è che lui stava diventando il padre smemorato e distratto di se stesso. E che si stava lasciando disperatamente solo. Senza neppure lo sforzo di capirsi.
Fu per questo che si affidò a Dio, Padre ovviamente, sordo e lontano infine, come da sempre...