Una folla di bambini, ventitré, affolla le prime file della chiesa, alla periferia di Roma, per ricevere la prima comunione.
Gli abiti dei parenti sono quelli della festa, alle 10 del mattino. E non puoi provare nessuna riprovazione per quel po' di lusso e di benessere, magari pagato a rate, di quegli abiti, quei sandali dorati, quelle borse, autentiche o false, firmate o solo stampate, chissà.
La gente festeggia così, mentre dietro ogni piccola ostentazione di agiatezza ci sarà una storia di provincia, di periferia: è popolo che prova a far festa. Magari senza più sapere perché. E neanche di questo si può far loro una colpa.
I bambini hanno dieci e nove anni. Qualcuno col ciuffo giallo e la cresta, qualcuno viola. Ma sono bimbi che alla fine contano i regali e i soldini raccolti per la festa. Fanno festa e non sanno perché: che colpa ne hanno?
Facciamo sempre un gran parlare di questi bambini della società dell'opulenza e della superficie. Ma il benessere da tempo non abita più qua, e men che mai, da sempre, in una periferia della capitale: non è San Paolo del Brasile e non è una baraccopoli, ma è pur sempre un dormitorio ai margini della vita, di quella sognata, anche per i propri figli: Pasolini non abita più qua, è vero, ma la ferita è ancora ben visibile e viva.
Il prete è straniero e parla a lungo, sorride e si inventa una liturgia un po' beat per rendere appetibile la festa: le chitarre a suonare in un angolo come su di un palco e un coretto che muove le mani come la gente a Gerusalemme quando entra il Cristo in città.
Festeggiavano anche a Gerusalemme e non sapevano bene perché.
Che colpa abbiamo se nessuno ci dice quale sia il motivo della festa e della gioia? Se nessuno offre motivi convincenti per sentirci contenti?
Fuori, domani, anzi già oggi, la gente continua ad azzannarsi per pochi soldi, a cercare di fregare il prossimo per un euro in più, a raggirarlo. Si cerca tutti di sopravvivere, arrampicandoci.
Mentre le parole fluiscono facili: "questo per voi è un gran giorno, bambini". E tutto intorno non ci crede più nessuno.
E' un giorno che passa, anche nell'emozione certo, mentre domani torneremo a vivere da iene.
Questo i bambini sembrano averlo capito, perché sono terribili e crudeli i bambini: sanno sempre chi dice la verità, chi ci crede; se c'è uno che sia la via la verità e la vita per uscire da questo perpetuo farci del male.