Ma non ci salta agli occhi come la bruttezza sia sempre più al potere?
Ieri sera, in Tv, un brutto ceffo, anche dal punto di visto estetico peraltro, un vero inno al non-bello, all'inestetismo del cuore e del giro vita insomma, sale su di una transenna - allo stadio Olimpico in Roma - e vi resta lì ad arringare, come il capotribù dei Piedi Neri, la brutta folla vociante e incazzata che gli obbedisce "sì, signore".
Non il questore, ma il brutto ceffo decide insomma che si giocherà a pallone: "guagliò, qui garantisco io per tutti".
Oggi sappiamo che il capo ultrà che si fa garante al posto del questore è un pluripregiudicato, figlio di un noto camorrista napoletano.
Non c'entra nulla lo sport e la fede calcistica: è brutto da vedersi: tutto. Ovunque fosse accaduto, lo sarebbe stato, sotto qualsiasi campanile.
Non è bruttissimo questo Paese in cui si è costretti a chiedere a venire a patti con quello lì; a chiedere l'elemosina per lavorare; a vendersi anche l'anima per ottenere quanto occorre per campare?
Non è brutto un Paese così? Lo è, signori, lo è...
E' bruttezza invero ogni sistema che, o ti riconosce; o che invece ti mette al bando: "tu non sei come noi, a meno che...". Accade, accade, anche nelle nostre comunità e nelle nostre famiglie.
Ieri, accogliendo la festante ed osannante famiglia di Azione Cattolica, papa Bergoglio invitava costoro, resi un po' sordi dal loro stesso clamore, ad uscire dalle proprie custodie, dai propri sarcofaghi.
Lo ascoltano?
Le loro feste, quelle che vediamo celebrare sul sagrato della Chiesa una volta tanto per contarsi "quanti siamo? quanto raccogliamo? quanto contiamo?"; sono un inno all'esclusione di frequente; e non vieni neppure invitato se non sei amico di un amico loro. Ma forse funziona così...
E' brutto.
Settarismo e autoreferenzialità; o del clan, o niente. E questo, che porta all'enclave e all'estinzione, non è il peggiore dei mali, se solo chiudesse una stagione della nostra storia.
Il fatto è che, ciascuno chiudendosi nel proprio ghetto, il mondo tutto è trasformato e non da oggi, in una serie di piccole o grandi patrie esclusive "chi è dentro, è dentro" ma soprattutto "chi è fuori, è fuori".
C'è qualcuno che abbia ancora voglia di invitare gli sconosciuti?
I ragazzi, che del resto continuano ad essere ancora la parte migliore di noi, creando non pochi problemi ai condomini tranquilli, questo lo hanno capito bene quando sul web si passano parola per le loro feste e quando di conseguenza, a queste, arrivano da ogni parte, diversi ed eventuali. Loro includono!
Mentre l'esclusione è già dietro l'angolo se l'invito è solo a chi ha l'abito scuro, a chi ha i baffi, chi il pene lungo almeno 20cm, le tette a coppa di champagne, almeno due; chi è eterosessuale, bisessuale, omofobico o chissà cos'altro ancora.
"Tu sì, tu no". Siamo così, purtroppo, perfino all'entrata dei locali: ceffi sì e cani no; camorristi sì e bimbi no; credenti sì e dubbiosi mai.
Ed è qui la bruttezza.
Non ti hanno invitato - non lo sai? - perché hai un cattivo odore, pesi oltre gli 80 kg ed hai superato il 27 anni di età.
Nessuno che ti dica "resta con noi, che si fa sera".
La sera, in famiglia, l'uno uguale all'altro, coi propri simili, non fa paura a nessuno.