Ogni volta che sento pronunciare il termine "rabbunì", maestro, detto così da Maria al suo, non posso fare a meno di riflettere sui miei maestri (ne ho avuti?) e su quel legame che si è instaurato con loro, al di là del tempo e dello spazio.
Ce n'è!
Quali sono stati i miei maestri, dunque?
Per ciascuno di noi è facile ed immediato pensare a chi ci ha insegnato l'abc innanzitutto, che è già un linguaggio, un modo per non essere isolato e solo; ed io in effetti ho avuto la ventura di incontrarla una maestra, nella scuola primaria, che mi ha fatto sentire il suo affetto fino a ieri.
Non dimentico la mia docente di lettere del liceo, ancora, che per prima comprese il mio amore grande per la scrittura.
Non dimentico neppure mio padre, per certi versi, maestro di Dante soprattutto e di letteratura, innamorato della scuola: molto più di quanto non lo sia mai stato io. Diversi i modi di intendere l'essere maestri!
La vita è maestra - direbbero gli antichi - e la storia, la nostra storia, più che mai.
Mi hanno fatto lezione le persone sofferenti che ho incontrato: mi hanno insegnato ad incassare ed a soffrire per ciò che conta. Maestre lo sono state certe amiche che mi hanno dato da leggere, da adolescente, Campana e Rimbaud; maestra mia sorella che si è costruita una dimensione tutta sua, dall'altra parte dell'oceano. Maestra molta gente semplice e qualche intellettuale. Chiunque abbia coraggio, il coraggio delle proprie azioni, costui è maestro. Ed è il coraggio che fa la differenza.
Chi non ne ha e segue la corrente, non è maestro: e non è neanche discepolo, se non della mediocrità.
Rabbunì è il poeta della vita e l'artista l'attore e lo scrittore che ha fatto della propria parabola un'opera d'arte; lo è il santo, quello d'Assisi e quello che si ritira in solitudine; quello che si dona e che si presta.
Chiunque ha qualcosa da insegnarmi - dopotutto - "rabbunì". Maestra è la nostra fatica e lo è la pazienza che sviluppa.
Lo è la pazienza dello sportivo e di chi si allena in qualsiasi attività con tenacia per un risultato sognato e inseguito. Maestri lo sono gli amici quando sanno starci vicini.
E maestro lo è Cristo che mi indica una via diversa; e qualsiasi povero cristo che incontro e che mi fa sentire meno dannato di quel che sono.
Maestro come chiunque sa essere fedele e sa anche rassegnarsi a che le cose cambino; maestro uno che ti fa risorgere come è risorto anche lui dalla sua ennesima caduta dalla sua morte e dalla sua disperazione. E' maestro credibile soprattutto.
E' questa del resto l'unica lezione che capiamo e a cui crediamo; l'unica che sinceramente vorrei essere in grado di dare a chi mi avvicina.
Essere maestri è dare una speranza, indicare che una via c'è. Non c'è nessun maestro che ti lasci infine nella tua disperazione.