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Il sapore della melassa

Pubblicato da enzo cilento su 8 Marzo 2014, 11:31am

Tags: #attuale

La melassa dei buoni sentimenti (qualche anno fa la si chiamava "buonismo") è sempre dietro l'angolo per noi, piccoli cristiani di un'ora ormai tarda, vecchia; trapassati nel frattempo dall'etica protestante e quacchera attraverso tutto il perbenismo dell'etica borghese. Eppure non c'è alcunché di così anticristiano, quanto la melassa dei buoni sentimenti.

Se ne fai uso, ti rimane sulla pelle: come il big bag ball rosa, la gomma che fa le bolle che ti esplodono in faccia...

Mettersi un po' la coscienza a posto perché abbiamo dato da bere e da mangiare un giorno (è l'arte della beneficienza made in Usa, ormai ampiamente importata); sentirsi ok perché abbiamo asciugato le lacrime e il sudore di qualcuno per qualche ora senza aver contribuito in alcun modo a rimuoverne le cause, a combatterle (un vero e proprio disimpegno sul piano civile e politico: io lo chiamo solo culturale), direi che è il nostro rischio più concreto: superficialismo...

Bellissime le Sharon Stone e le Madonna (Ciccone) in giro per il mondo con il negretto in braccio e il barattolo della Nestlè sullo sfondo: si scarica tutto sul 730.

Ma non è neanche questo il punto.

Mi si potrebbe obiettare difatti che questo è meglio che non fare nulla invece e mangiarseli tutti, i soldi, in polverine magiche e lifting, botulino, per restare in scena.

Anche questo può esser moralismo, dopotutto (qual è il confine con la moralità?).

So che a questo punto trasalirà uno dei miei amici migliori che non mi ama nei panni del tribuno e mi preferisce invece - come tanti - in quelli più morbidi del poeta decadente, che si commuove...

Eppure - son certo - queste riflessioni appartengono alla stessa natura (son della stessa specie immonda) e alla stessa persona, a me, che resto comunque uomo e cristiano; anche quando vedo l'estenuazione esangue di certi nostri atteggiamenti, come quelli di chi ci invita a dover rinunciare a qualcosa in nome di ciò in cui crediamo, perché senza rinuncia non si ottiene nulla: e forse se ne potrebbe convenire se non sapesse del "dimenticati chi sei", salvo che Dio ritengo non lo abbia fatto mai e ci abbia voluto chiamare col nostro nome, cioè secondo la nostra identità.

Non è la categoria della rinuncia - intendo - (certo lo è quello della rinuncia all'egoismo il quale del resto, alla lunga, annoia) la carta che ci contraddistingue: è invece quella del coraggio e dell'investimento.

Investire su Cristo significa che nulla di quanto faccio è estraneo a questa dinamica; cambia lo spirito e il senso del fare.

Tanto che nessuno deve "per forza" fare questo e quello - come pure si suggerisce con altra carica moralistica colpevolizzante nell'ambiente - ma ognuno faccia se stesso invece, semplicemente se stesso, scoprendolo particolarmente creativo, nuovo, altruistico (se vogliamo), per il bene comune (ahi con le formule!), cui tutti aspiriamo.

Nelle prime notizie ricevute sui cristiani, Origene e La lettera a Diogneto o chi per lui, raccontavano di questi credenti che in fondo erano tappezzieri e mercanti, operai; o, come Matteo, persino esattori; ciascuno col proprio lavoro: uomini con proprie caratteristiche e specificità, tra gli uomini.

Non andavano al cinema perché non c'era e non seguivano La vita in Diretta per lo stesso motivo; forse non lo avrebbero fatto in nessun caso; ma insomma mangiavan come tutti e bevevano e digiunavano anche meno di altri...

Sii te stesso: tu sei noto a te e al Signore fin dalle viscere di tua madre.

Perché il contrario, sarebbe schizofrenia e squilibrio, disturbo della personalità.

La melassa dei buoni sentimenti sono quel sentiero scivoloso del salmo 72, dove si mettono quelli che pensano di salvarsi senza fare memoria di sé e del proprio limite (ma anche della propria unicità); ed è lo strumento usato dai potenti per esercitare la propria dittatura su chi manca del coraggio e della stima di sé.

Se ne parla stamani, parlando di vocazioni e di carismi: giostre e parole.

Non fidatevi di chi vuol cambiarvi i connotati; Dio vi sceglie per quello che vede in voi: e siete voi, non altro; al servizio del Bene.

Una maestra, nei pressi di Civita Castellana (Viterbo), non contenta del comportamento dei suoi piccoli alunni, li minacciava e malmenava, leggo.

Molti seminano la mala pianta della conformazione ad uno schema proprio, senza amore per il prossimo: tanto meno per Dio. Lo chiamano il piano educativo generale, in nome dell'eguaglianza e di tutti i buoni i sentimenti. Sono melassa su cui restano attaccate le mosche.

L'eguaglianza, se diventa ideologia, anche formativa, è sempre un insulto alla fantasia del Signore. Ed anche alla nostra.

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