Ebbene sì, Santità, "ci siamo abituati ad una società che pretende di fare a meno di Dio, in cui i genitori non insegnano più ai figli a pregare né a farsi il segno della croce", come lei ha detto all'Udienza Generale di due giorni fa.
Magari ci fossimo abituati solo a questo!
Perché, vede, che non sappiano segnarsi col segno della Croce sarebbe il minore dei mali, se non fossimo venuti meno all'idea stessa che delle persone, dei vicini, figli o non figli, ci si potrebbe prender cura di tanto in tanto, senza lasciare che la vicina resti segregata in casa otto anni senza che nessuno se ne accorga; e la vecchina la trovino ormai mummificata a casa sua, sul divano, a un lustro buono dal decesso.
Perché poi, se pure ci segniamo e ci confessiamo davanti al crocifisso posto a fianco al letto e pronunciamo un'Ave Maria davanti alla campana di vetro che contiene l'Addolorata, a noi del dolore che non ci tocca di persona, proprio non importa molto; e questo è molto, molto più grave che non sapersi segnare con la mano destra, "al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo".
E' vero, i figli nostri non pregano; mentre per lungo tempo si è pregato con le labbra, indifferenti e giudici di fronte a chiunque, dito puntato (e puntuto) contro chi non è come noi.
Neanche costoro han mai pregato Santità, e quelle frasi al Signore sono giunte come una volgarissima bestemmia.
Come quella che dice "io so bene chi sei, conosco il tuo passato e il tuo percorso"...
L'ho appena recepita, captata sulla lunghezza d'onda giusta, sulla carne: io suono l'organo in parrocchia e sono tra i salvati come le sante Felicita e Perpetua, e tu, col tuo passato ingombrante e lontano dal precetto pasquale d'uopo, per lunghissimi anni, il precetto che ti salva l'anima, visto che del tuo corpo hai fatto mercimonio e terra di conquista, pretendi di essere dei nostri.
Santità, magari ci fossimo solo abituati a non voltarci di fronte agli straccioni, mentre invece non siamo più in grado di farlo neppure con gli amici che sono depressi, che non possono più partecipare alle feste e ai bagordi ai trenini e alle mossette della festa.
Magari fossimo soltanto insensibili a chi non conosciamo!
La verità è che siamo ostili a quelli che non ci frequentano più; che si sono lasciati dopo un grande amore celebrato in chiesa; che non vengono più al gruppo parrocchiale, degli scout dell'Azione cattolica (?) e di CL e che tagliamo come erba secca.
Che lo siamo a quelli che ti confessano di essere in difficoltà e depressi; che ti chiedono una mano, una ripetizione, un lavoretto, delle pulizie in casa, se sai qualcosa.
Che lo siamo a quelli che ci contano le pulci e che dichiarano che il segno della croce anche grazie a noi, non si ricordano più bene come si fa.
Già, Santità: come si fa il segno della Croce?
E' per questo che ci siamo abituati a tutto, soprattutto a non fidarci dei simili nostri. Il che è il più terribile dei mali. Mi spiace tanto perché non abbiamo saputo imparare e neppure insegnare a pregare, a chiedere, a cercarsi, silenziosamente, con serietà: ed è questo che ci rende così soli.
Santità, ci hanno insegnato a muover labbra, a ripetere formule, a fare bellissime professioni di fede e di immodestia. E questa è la croce da cui non ci siamo mai più rialzati.
Provi Lei, se può, a dirlo ai suoi, che accogliere è la parola giusta, non condannare e far seguire oltraggio ad oltraggio.
A questa ci pensa già la vita che appassisce; e la morte che spegne: altro che il dito che passa dalla fronte al petto, trovandovi solo deserti aridità e nulla.
Io, personalmente, è solo a questo che non mi abituerò mai!