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Da Cristo a Prometeo

Pubblicato da enzo cilento su 26 Marzo 2014, 11:13am

Tags: #attuale

Il povero Prometeo rimase folgorato e incatenato alla roccia, perché rubò il fuoco agli dei. Il Cristo che ruba un pezzetto di vita eterna è in croce invece ma per la stessa storia.

Forse che a Dio non piace che agli uomini si aprano orizzonti di vita nuova?

E' con questo quesito che mi gusto il giornale sulle pagine dedicate al mito ripreso da Eschilo, da Shelley, da Goethe da Voltaire; persino da Weil e da von Balthasar.

Non so se sia l'invidia degli dei (quali?) a volerci privare del gusto di essere felici.

Di certo, è come una profanazione dare l'eternità in pasto a chiunque, margherite ai porci e perle a chi non sa apprezzarle: come mettere in mano a chicchessia un testo di Bach, una tela di Caravaggio.

Forse che non siamo fatti tutti per l'eternità e per il bello?

E il buon selvaggio ha diritto a riconoscere Raffaello o gli farà fare la fine dei Buddha in mano ai Talebani?

Perché se l'arte serve ad educare l'uomo, l'uomo senz'arte è senz'altro un uomo maleducato, anzi non lo è affatto.

Lo sforzo prometeico e di Cristo stesso quindi - e tanto li accomuna - sta proprio nel dare a questi poveri cristi che sono gli uomini senza fuoco e senza ragione, senza gusto; a dare - dicevo - una sorta di abc per accenderlo quel fuoco, per uscire fuori dalla beluinità e diventare degli uomini evoluti - per così dire - e migliori.

Mi piaceva don Milani per questo, il parroco di Barbiana, dimenticato, e in genere tutti gli artisti, INTELLETTUALI - non ultimo il Pasolini arrabbiato degli Scritti Corsari - che si prefiggono di metterla in campo - anche ideologicamente - la bellezza, il fuoco sacro.

E che sanno bene che solo la bellezza rende gli uomini diversi dagli animali, pur sensibili e docili all'obbedienza.

Sanno ad esempio che valutare e restare estasiati anche di fronte a vite donate al bello e al buono, quindi al vero, rende più pieno vivere, fa gioia degli occhi e del cuore, come dicono i Padri, al punto che solo chi affina la vista e lo sguardo, con l'educazione di questi, vede ciò che altri neppure scorgono da lontano e non perché non esista ma solo perché la loro percezione è monca: FOSSE ANCHE LA PERCEZIONE DI UN DIO.

Far crescere uomini di questo genere, genera uomini liberi e capaci di scegliere, quelli capaci di commuoversi di fronte ad un bel testo, in sala, e decidere di poi di dare una svolta alla propria esistenza.

Come si fa a rinunciare all'educazione; all'istruzione? Come abbiamo potuto ridurla a sola preparazione per il mondo del lavoro, cioè dell'oscura e irragionevole, acritica fatica, macchina per la produzione?

Come abbiamo potuto?

Leggevo giorni fa di quel che l'autore di Casarsa scriveva sul Corsera quarant'anni fa in merito al rischio di una globalizzazione che appiattisce e che mortifica la nostra identità: tutti uguali in ogni parte del mondo, asettici ed identici, anche nel linguaggio.

Parole profetiche - direi - se non fosse che di questo aggettivo oggi son piene le fosse ed i giornali.

Se ci si guarda attorno invece, il fuoco è spento, tranne che i cellulari e gli i.phone nei metro di tutto il pianeta; si noterà che Prometeo che libera gli uomini è diventato solo dio Vulcano che forgia le armi per la distruzione globale ed individuale, tecnico e ingegnere meccanico di un mondo senz'anima; che non ci educano più a diventare uomini in pienezza e migliori.

Perché - checché se ne dica e al di là di certe letture miopi e di parte - Cristo non era l'addomesticatore del fuoco, ma uno venuto a portare il fuoco e la guerra su questa terra: come Prometeo appunto, non mai signore di uno stupido Nirvana.

Cristo non è il signore dei Talebani, così Prometeo non lo è di nessun Anticristo re delle scienze umane e disumane. E gli dei che intanto ci hanno rubato il fuoco, fanno solo gli interessi di uno egoistico potere: "lasciate che gli stupidi vengano a noi!"

E qui schiattino per sempre.

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&quot;Viva la Vida!&quot; ... Monologo di Cacucci portato in scena da un'attrice italo-uruguaiana......<br /> <br /> Titolo del CD dei Coldplay del 2009 ispirato ad una frase della pittrice.......<br /> <br /> Mostra a Città del Messico &quot;Las apariencias enganan: los vestidos de Frida Kahlo&quot;.....<br /> <br /> Primavera 2014 Le Scuderie ospitano Frida Kahlo<br /> <br /> La pittrice messicana Frida Kahlo - 47 anni - Spina bifida, a 18 anni un brutto incidente : 32 interventi chirurgici per una tripla frattura alla colonna vertebrale, morta di polmonite.<br /> <br /> E' il caso di dire una vita &quot;frantumata&quot;, ma l'amore per il popolo messicano, per l'arte e quello per il suo uomo - Diego Riveira - , hanno fatto germogliare su tanta sofferenza la voglia di essere, di mantenere acceso il fuoco della vita malgrado le tangibili difficoltà.<br /> <br /> Vale sicuramente la pena spenderle due parole per un'artista che non si può incatenare &quot;nelle apparenze&quot; come ci suggerisce il titolo della mostra dedicata ai suoi vestiti - per alcuni forse solo oggetti appariscenti perché colorati, diversi, fuori dalle mode o curati nei dettagli; ma non si tratta di vanità (spiegano le persone che conoscono a fondo la sua biografia): essi invece raccontano la storia e le tradizioni messicane, la sua storia di donna e la personalità di un essere umano che non si é piegato davanti alle difficoltà imposte dalla vita, celando magari la sua fragilità dietro i colori, i pennelli, le stoffe.<br /> La fantasia, il gusto, i colori che ritroviamo nei suoi quadri e nei suoi abiti (qualità ereditate da sua madre, una bravissima sarta) esprimono evidentemente dell'altro, qualcosa che proviene da dentro e sollecitato dalla voglia di comunicare , di: &quot;...trasformare la pittura in qualcosa di utile per la rivoluzione....lottare con tutte le energie affinché quel poco di positivo che la salute mi consente di fare sia nella direzione di contribuire alla rivoluzione....&quot;<br /> Insomma un caleidoscopio di sentimenti ed espressioni che in lei si susseguivano e che pur accomunando uomini e donne di tutte le epoche, nello stesso tempo rendono ogni persona, ogni incontro, ogni vita un meraviglioso &quot;pezzo unico&quot;.<br /> Addolorata per l'impossibilità di avere figli ai quali trasmettere ciò che ha vissuto con tanta intensità, ma forte grazie alle passioni della sua vita, ha donato tutta se stessa come sentiva e attraverso l'arte che le ha dato modo di lasciare un messaggio: &quot;Viva la Vida!&quot;.<br /> <br /> Fino a qualche tempo fa non la conoscevo, confesso: vale sempre la pena scoprire la biografia di un'artista a cui non sono riusciti a rubare il fuoco perché lo custodiva dentro, lottando fino alla fine così da parlare con noi oggi, dopo 60 anni.
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