Sono un cieco nato, come tanti, che aspetta qualcuno che gli ridoni la vista.
E se è legittimo chiedersi perché ciò sia accaduto a me, forse è altrettanto opportuno guardarsi attorno: ognuno ha la sua cecità.
In questa imperfezione di questo mondo popolato di uomini più o meno miserabili sta anche la radice stessa della serenità: se questa è la sorte comune, non resta che accettarla, chiedere che giorno dopo giorno qualche piccola sbavatura si attenui; bisogna infine avere pazienza con se stessi.
Sono passati onestamente i giorni della giovinezza in cui aspiravamo alla perfezione: tutto e subito. Abbiamo dovuto capire nostro malgrado che si devono contare - come fanno gli atleti e quelli che studiano musica e canto o quel che sia - i piccoli minuscoli progressi (e le piccole cadute) che possiamo annoverare un giorno dopo l'altro.
Mi ricordo sempre una di quelle riflessioni semplici per cui è rimasto celebre Giovanni XXIII, il quale infatti suggeriva a tal proposito di vivere in questo modo: oggi cercherò di far questo, cercherò di giungere a questo risultato. Domani chissà.
Un passo alla volta: il che ci risparmia la frustrazione da grande impresa, lo stress da prestazione, l'ansia, per capirci...
Del resto, non si comprende perché se, per imparare un gesto artistico o tecnico devo registrare i progressi ottenuti in questo modo, step by step, non allo stesso debba fare in merito alla mia vita, ai miei limiti, alla mia miseria.
Lo impariamo a nostre spese, questo.
Quella vista che il cieco riacquista nel vangelo di Giovanni grazie al gesto di Gesù, credo che sia la vista di chi applica questa fiducia pur limitata e quotidiana al momento, al giorno dopo giorno: a ben vedere, riesci finalmente a scorgere che oggi riesci a fare un passo in più; muovi meglio l'articolazione; vedi con chiarezza quel famoso bicchiere mezzo pieno che spesso invece dimentichiamo di vedere.
Restiamo degli imperfetti, ancora attratti da questo e quello, distratti da noi stessi; eppure, fidandoci di uno che ci spinge a guardare con realismo, possiamo vedere che l'asticella di qualche centimetro si è alzata: che si può fare.
Ricordo un grande campione di salto con l'asta, l'ucraino Bubka.
Non solo per motivi di montepremi da racimolare, Bubka, rinnovava i suoi record di un centimetro alla volta: credo che questo gli mettesse fiducia; vedeva un centimetro oltre; e la meta così non era mai così lontana.
Forse il segreto sta qui.
Guardare i centimetri piuttosto che le vette lontanissime da raggiungere.
A quel punto basta un po' di fango, un po' di saliva, uno sforzo in più per riuscire. E se così non fosse, in fondo l'obiettivo è appena un palmo più su.
Mi chiedo se non sia anche questo il senso della fede...