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Sebbene diversi

Pubblicato da enzo cilento su 10 Febbraio 2014, 18:50pm

Tags: #attuale

A noi viene chiesta la coerenza della vita e soprattutto la bellezza, perché si può essere anche coerenti, ma se la propria vita è triste, essa non testimonia nulla che valga la pena imitare.

Rifletto così - un po' navigando a vista - dopo aver saputo del decesso di un vecchio sacerdote che a lungo ha operato qui, nel paese di origine dei miei.

Non l'ho conosciuto abbastanza.

La sua era una serietà severa, dura; che mi teneva a distanza, forse per mia indole e miei demeriti, magari. Erano anni di contestazione (lui era uno che la contestazione te la tirava dalle viscere); e di ricerca di una propria espressività: certi uomini ci sembravano così lontani dalle nostre domande, dalle nostre esigenze.

E così anche quel Gesù che pure in seguito ho incontrato - talora e a lungo combattuto - in quel genere di Chiesa non l'abbiamo riconosciuto. Era un altro mondo.

Quello di molti divieti e di molte regole, di tanti sabati che dominavano gli uomini e li soggiogavano.

Non ne scrivo per denigrazione: non sarebbe neppure elegante, ora.

Cerco di spiegarmi tutto alla luce di ciò che è stato. Senza entrare nel merito di un uomo onesto, dopotutto, che esprimeva il suo essere prete in un modo che non poteva appartenerci più, mi dico.

Eppure di lui mi ricordo un viaggio a casa dei suoi, qualche anno fa: l'ho accompagnato in auto e abbiam parlato.

Fu un viaggio piacevole, con qualche consiglio pratico, di discernimento, da buon curato di campagna, concreto e pragmatico.

Da ragazzino lo vedevamo in piazzetta passeggiare e leggere il suo breviario; qualche parola sul tempo e sugli studi; qualcuno sul nostro futuro; sul mio lavoro: concreto anche in questo.

Persino il tifo calcistico ci separava: lui della Juventus; io della storica rivale di sempre. E di questo neppure si parlava.

Mi incuteva un po' di timore. Temevo sempre che da un momento all'altro mi avrebbe detto che non così ci si sarebbe dovuti comportare.

Non gli ho mai detto dei libri che leggevo e dei film che vedevo; del teatro che amavo e delle mie aspirazioni artistiche. Non gli ho mai confessato dell'insofferenza che provavo a vivere in provincia e a frequentare il liceo di mio padre.

Era un padre d'altri tempi - temo - un prete d'un altro mondo. A cui però va il mio pensiero pieno d'affetto e di rispetto. Per quello che poteva essere e non è stato; per una paternità che non ho vissuta.

Per farne un termine da cui partire e per lasciare a Dio ogni giudizio e tutta la misericordia: padri, si è ciascuno a suo modo.

Figli anche, sebbene ribelli.

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