Nessun moralismo, innanzitutto.
Ciò nondimeno il dato reso noto giorni fa, deve far riflettere: in tutti i sensi e senza infingimenti: senza nascondersi dietro un dito - come si dice in gergo.
Come interpretare - mi sono chiesto - il fatto che oltre il 38% degli Italiani si sia espresso "tollerante" nei confronti dei rapporti tra un adulto ed un minore?
Il dato - per me sorprendente - ci racconta - è vero - di un Paese cambiato, immagino: magari solo meno reticente che in passato; e ci dice anche che la maturità (anche quella sessuale) è un indice sul quale non tutti concordano né forse si interrogano: non seriamente.
Fatto sta che, o si considera la vita sessuale come una scelta consapevole e deliberata - i tutte le sue possibili opzioni - da parte di due persone psicologicamente adulte; o invece si rischia di considerarla solo come una opzione o di coazione (di impulso) che rischia sempre di strumentalizzare l'altro e il suo corpo, al solo fine del piacere individuale.
E' ovvia qui peraltro l'obiezione che qualcuno potrebbe muovere: che la reciprocità del piacere non è legata all'acquisizione della maggiore età da parte di entrambi i partner. Bisogna convenirne!
E' una bell'interrogarsi questo, perché la conclusione del dato non consiste solo nella fotografia neutra che registra solo il cambiamento dei costumi (e io non mi strappo le vesti pregiudizialmente); ma soprattutto riproduce una indubitabile difficoltà a relazionarsi tra adulti anche nella sfera della sessualità, oltre che in tutto il resto; laddove si sceglie ancora una volta la relazione che non metta in discussione il proprio ruolo egemone anche solo all'interno della stessa relazione tra due sessualità.
Anche chi dovesse scegliere dico infatti un ruolo apparentemente non egemone infine, in questo contesto, non fosse altro che per la sua esperienza pregressa, resterebbe comunque come quello che detta le regole e guida i giochi (anche su internet oltre che nel contesto dell'incontro vero e proprio); e questo, benché in questo gioco possa scegliere - almeno nella finzione - di essere quello soggiogato (Lolita e il professore dell'Angelo Azzurro).
L'adulto soggioga in ogni caso il minore, scegliendolo ed usandolo (o lasciandosi usare), adescandolo e facendosi adescare; mentre l'immaturità sessuale e umana, il mito dell'eterna giovinezza (la "botta di vita", come si dice a Roma) soggioga anche lui, vittima della sua stessa incapacità a crescere ed a relazionarsi nella sfera sessuale in un mondo adulto, dove è chiamato a situarsi, a posizionarsi, a scegliersi.
Non mi spaventa in effetti che 38 persone su cento si dicano tolleranti nei confronti di questa tendenza; preoccupa semmai che nel contempo si registri la più alta percentuale di persone che vivono da sole nel nostro Paese, il che è l'altra faccia della stessa medaglia: chi non si relaziona con la propria età e con la propria condizione reale, non può che scegliere la regressione il rifiuto e la rimozione del proprio stato.
Si tratta di una sorta di cultura che rimuove la realtà, proiettandosi nell'impossibilità di una condizione che perpetua l'esperimento dell'eterna giovinezza fino alle soglie della età matura e che in definitiva non si assume la responsabilità di una scelta, rimandandola fino all'infinito.
Bambini per sempre e sempre come bambini.