Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

simeone.overblog.com

simeone.overblog.com


Nostra Signora sin verguenza

Pubblicato da enzo cilento su 23 Febbraio 2014, 18:56pm

Tags: #mater et magistra

Di fronte alle parole del Papa, pronunciate mercoledì scorso, quelle che parlavano di Confessione e di quella "sana" vergogna che l'accompagna; del fatto che di contro, anche in spagnolo, si parli di uomini invece "sin verguenza", ossia senza vergogna; non ho potuto fare a meno di pensare anche all'esatto contrario di queste considerazioni, quest'oggi: al fatto che invece e non di rado si può anche morire di vergogna.

E che spesso, per una lettura anomala e intollerabile di questo sentimento, ipertrofica, gli uomini, e i cristiani in special modo, vivano il sentimento della vergogna come un incubo che incombe su di loro, come un marchio a fuoco sulla carne: Dio non voglia che... E' vergognoso del resto anche tutto ciò che non è dignitoso, agli occhi di una cultura moralistica, dabbene e pietista.

Nella morale borghese infatti, e in molta cultura protestante (leggere Max Weber, per credere) l'insuccesso e la povertà sono infatti solo una vergogna che si fa evidenza: esse costituiscono il segno visibile del dissenso di Dio; il non esser coronati dalla sua Grazia e dalla sua benedizione.

E' una lebbra: tutto qui.

E non vado oltre; perché sarebbe un pozzo senza fondo doverne parlare: un giorno eventualmente bisognerà scriverne un altro trattatello. Ma questo non spetta a me.

Si può morire di vergogna dunque; e spesso ne muoiono coloro che hanno vergogna di chiedere aiuto venendo "pre-giudicati" senza molta pietà e misericordia, invero; provando vergogna pertanto ad ammettere infine anche "solo" di essere bisognosi.

Non è vero che l'uomo moderno (ne esiste uno?) pecchi di orgoglio nel non voler chiedere perdono a Dio o agli uomini; ne provano vergogna invece, tutti, tanti; ne hanno pudore.

Riconoscere di essere bisognosi e poveri ci umilia e ci frustra, al punto di renderci incapaci di farlo. Non chiedo aiuto perché temo di essere respinto e forse ancor di più perché mi manca il coraggio di ammetterlo e di farlo.

Ah, benedetti sensi di colpa che ci perseguitano fino alla tomba!

Come se ad un alcolista e ad un tossico, ad un ludopatico e ad pornodipendente mancasse il coraggio di dire: da solo non ce la faccio. Perché questi sa bene che già scatta la condanna.

A quanti non è capitato in confessione di essere solo rimproverati e respinti in malo modo; di essere ripresi, aumentando oltremisura la vergogna e l'umiliazione?

E questo ci allontana, ci spaventa; non torniamo più a parlare con chi ci fa sentire in questo stato. Vogliamo solo essere accolti ed ascoltati, aiutati; non essere trattati come appestati, ammalati solo per responsabilità nostra, figli del Diavolo e della sua infinita e vergognosa attività.

Sì, si può morire di vergogna e ci fanno morire di vergogna i predicatori e i soloni che ci accusano da tutti gli uffici di Pastorale e di Morale; quelli che non hanno vergogna di farci sentire così fuori, così poco accolti.

E allora si resta "sin verguenza": solo col risentimento dell'escluso.

Io provo vergogna e tristezza per ciò che sono, solo se sento di aver ferito chi mi ama nel profondo, senza mai provare vergogna per quel che sono, uno per cui avermi per amico non sia per lui motivo di vergogna; uno per cui la mia amicizia non è mai inopportuna e mai disdicevole.

Mi sento amato solo quando l'altro non prova vergogna di avermi come amico.

Vorremmo tutti che i cristiani e la Chiesa non rendessero ancora più grande il senso della nostra inadeguatezza e del nostro limite; che non venissimo mai bollati come quelli senza speranza, come quelli da cui tenersi lontani; quelli da far sentire come dalla parte del torto e del fuoco eterno; proveremmo molta meno tristezza a pensare che c'è uno che ci accoglie sempre, senza provare orrore nell'ospitarci in casa.

Quanto male ha fatto questo incolpare, additare, non capire, escludere, esporre al pubblico ludibrio, mettere alla gogna ed alla berlina!

Ieri sera, tornando a casa, sentivo dei viados che strillavano, ineleganti, per strada con le loro voci incerte e si tenevano così per mano, facendosi forza e compagnia. Mi son detto che avevano il diritto di cercarla in qualche modo una serenità, nonostante la nostra condanna. Non ho provato fastidio se non per il fatto che ci vergogniamo troppo spesso anche di loro.

Creature di Dio, non me ne vergogno; la loro voce mi giunge al cuore come il diritto richiesto ed inalienabile di vivere e di esistere, di trovare una via per non sentirsi meno belli di noialtri che non proviamo mai pietà.

Così in treno quest'oggi, mi son detto - ne sono certo - che sotto una campana - sotto la pioggia, da qualche parte, ci sarà pure una Nuestra Senora de los Viados. Che per loro non prova che profonda tenerezza; mamma di figli dalla voce stridula a cui pure giungeranno dolci quelle preghiere intonate a voce sgraziata, "sin verguenza" appunto, com'è giusto che sia...

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post

Archivi blog

Social networks

Post recenti