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Dio di cotanta leggiadria

Pubblicato da enzo cilento su 22 Febbraio 2014, 10:47am

Tags: #attuale

Contro tutti gli snobismi del mondo, ieri sera mi sono seduto davanti alla tv per sentire cantare.

Genova ha trionfato, soprattutto: quella che veniva considerata come una vera e propria scuola di cantautori ha fatto rabbrividire e sospendere come nel vuoto la sala.

Se n'è fatto interprete Gino Paoli, il vecchio compagno Paoli, accompagnato - e come! - dal maestro Danilo Rea.

Un passo tra il Ritornerai di Bruno Lauzi, "lo so ritornerai..." che oltretutto ricordavo anche attraverso le immagini di un vecchio film di Moretti e la voce della Vanoni, tra le altre.

Un altro, dietro la Bocca di Rosa di Fabrizio De André; e poi ancora attraverso Tenco, Vedrai che cambierà; e Bindi, Concerto dedicato a Te, una perla dopo l'altra, fino al Gino Paoli del suo Cielo in una stanza.

Che in effetti si è aperto davvero, violaceo, nella mia, che me stavo lì incantato ad ascoltare, convinto una volta di più che l'esperienza artistica è una esperienza divina, religiosa: è l'uomo che parla come parla Dio, incantandoti. Mentre Davide danza felice, come Francesco, con le sue creature.

Mi sono ricordato allora di tutto il mio amore per la bellezza: è stato esaltante, un'ebbrezza, mentre intanto Cristiano De Andrè intonava la paterna Verranno a chiederti del nostro amore; e mentre, uno dopo l'altro, sfilavano i pezzi di Dalla (Cara), di Gaber, Battiato, De Gregori, il Bennato ispirato di Un giorno credi...

Già! Un giorno credi: Ma perché Dio dovrebbe mai disprezzare il nostro mondo degli artisti?

Perché mai dovremmo allontanarci da loro, disinteressarcene come invece sta accadendo da troppi anni?

Perché non credere che non esista nessuna Pastorale più valida della Bellezza, io che se a Cristo sono approdato, è stato solo in Nome di essa? E perché veniamo educati ai bizantinismi spesso sterili e tautologici di certa Scolastica, di certa dotta strategia operativa, ignorando invece la parola dei poeti e degli artisti, le dita che Dio si è scelto per parlare il linguaggio universale dell'eterna bellezza ad ogni uomo?

Mi sono sentito felice ad un tratto e insieme frustrato per questo perdermi dietro l'aridità di ogni razionalismo schematico che fa diventare persino il buon Dio come il ragioniere che mette freni al nostro cuore bizzarro; e grato del resto perché non sono così io, non ora, non mai, piccolo artigiano della bellezza che arrivò al Signore per godere della sua eterna dolcezza.

Oggi, Festa della Cattedra di San Pietro, vorrei affidare a Dio la preghiera di un clero nuovo, d'un popolo nuovo che sappia rispondere alla disperazione del mondo con le note di una musica che riconduce a Dio eterna armonia.

"Ritornerai" Signore a parlare con la voce che tutti gli uomini sanno capire?

Sarà il migliore dei Concerti, uno "dedicato a te". E a noi, creatura baciata da tanta leggiadria.

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