Non abbiamo letto il suo libro, quello che Sean Hepburn Ferrer ha dedicata a sua madre "Audrey Hepburn, un'anima elegante", come è intitolato infatti.
E infatti non è del libro dopotutto che si vuol parlare; e neppure del mito della bellissima Audrey, delle Colazioni da Tiffany e delle sue Vacanze Romane, di cui in tutti i negozi di souvenir, nella capitale, è acquistabile la foto indimenticabile in lambretta, per le strade di Roma, insieme al bel Gregory Peck che le fa da centauro. Un'altra Roma, indubbiamente: quella dei nostri sogni.
Di lei, di Audrey, del resto si è detto di tutto: della sua leggiadria e della sua sensibilità. Anche se nel libro emergono cose che non conoscevo: un'infanzia difficile ad esempio, violenze domestiche: suo padre era "un invalido emotivo" - confessa Sean nel suo libro.
Così che la bella Audrey visse una sorta di inedia affettiva: morir di fame di fronte ad un affetto che non c'è e di cui si avverte un irrinunciabile bisogno.
Gli occhi belli dell'attrice insomma erano gli occhi di una persona spaventosamente segnata dalla carenza di affetto: era vera insomma quell'aria da bambina impaurita. Gli occhi belli nascondono sempre grandissimi segreti (ricordate l'alcolismo in casa di Marilyn e di Rita Hayworth, ad esempio?)
Gli occhi dei piccoli del resto sono gli occhi di Dio; e in essi Dio parla a noi grandi - per riprendere il discorso lasciato a metà ieri (nda.) - mentre nei nostri, resta il segno di quel Dio accolto o invece rifiutato e abbandonato, durante la nostra infanzia.
Quando l'attrice si ammalò, negli anni 60, di una forma di cancro peraltro molto rara, quella paura - racconta il figlio - ritornò almeno per un po' negli occhi di sua madre più forte che mai; che però ricordò di aver sofferto ben altri terrori da bambina.
E ne venne fuori una forza, un coraggio, una voglia di lottare per riscattare la sua stessa infanzia e ciò che già da allora le era stato sottratto.
Diventò un'altra e sentì che quegli occhi - ovunque fossero, in qualsiasi parte del mondo - andassero accolti.
Fu per questo che fu testimonial incredibile ed instancabile per Unicef e che prese tra le braccia bimbi affetti dalla sua stessa inedia, e da congiuntiviti che ne seccavano la pupilla e rendevano impossibile persino la lacrimazione.
Senza farne una santa, vengono in mente tutte le braccia di piccoli attorno al collo di Madre Teresa; tutti quei piccoli che Nostro Signore volle che si lasciasse venissero a lui.
Non si può lasciar morir di fame Dio che ci chiede soccorso. Ed è forse questo il senso di un'anima elegante, cioè che ama la bellezza con naturalezza: come la vita.