Avanguardie e retroguardie. I punti di osservazione spesso determinano l'interpretazione degli schieramenti e contemporaneamente la valutazione delle operazioni che si stanno compiendo.
Culturalmente parlando però - e quindi per tutto ciò che attiene i diritti civili - sono battaglie di avanguardia o anche solo temi all'avanguardia - che aprono la strada - quelli che estendono i diritti al maggior numero di soggetti possibili.
Tutte le forme di discriminazione e di esclusione certamente non possono ascriversi tra le avanguardie per il fatto stesso che le strade, anziché aprirle, finiscono per sbarrarle. Il che oltretutto non significa che in nome di diritti veri o presunti, chi non ha modo di difendersi e di farsi rispettare, non veda garantiti i propri.
Le categorie più deboli - a partire da bambini ed anziani, ammalati - non di rado pertanto possono vedere estendersi i diritti di chi è più forte, al punto che costoro possono vantarne sempre di nuovi, anche a discapito di chi già non ne possiede.
Partendo da questo, lager e orfanotrofi, carceri e ricoveri per vecchi e immigrati, per ammalati; eugenetica ed eutanasia possono diventare delle vere minacce per chi non può difendersi e non può neppure più decidere.
Senza moralismi e buonismi di sorta, una civiltà fondata sul diritto, non può a cuor leggero decidere chi ha il diritto di vivere e chi non ne ha alcuno; allo stesso modo in cui - come già si è detto altrove - non è possibile parlare di diritti paritetici e di rapporti così impostati quando si mettono in relazione adulti e minori, senza tutela per gli ultimi, "sani" e "disabili".
I primi - è ben chiaro - non si può negare che partano da una situazione di privilegio per cui deliberano di poter fare uso di ciò e di chi non ha modo di decidere.
Se gli ammalati e i minori, gli immigrati e i senza lavoro potessero decidere - dico - se è lecito che le loro vite vengano decise da altri, in altra sede e senza essere interpellati - non c'è da aggiungere che non si dichiarerebbero d'accordo.
Il problema è che - estendendosi il campo dei diritti individuali - si rischia sempre più di dimenticare di tutelare chi, sul piano giuridico e deliberativo, questi diritti non può reclamarli per sé e attribuirseli.
Per cui, non c'è civiltà del diritto e dei diritti di tutti che non debba in primo luogo prendersi cura del diritto di chi non ha voce (e potere) in capitolo, il che ovviamente accade sempre di meno.
Ciò nondimeno la difesa (retroguardia?) di diritti che sono stati sempre e solo a tutela di determinate categorie, escludendone a priori altri potenziali referenti, può diventare una forma di ingiustizia, di immobilità e di stasi sul piano dei diritti civili; e allora la battaglia di giustizia, diventa una battaglia a difesa di privilegi acquisiti, il che è ingiusto, anzi è un atto criminoso addirittura ed ideologico.
E' su questo io ritengo che si debba interrogare tutto il mondo occidentale (radicali e conservatori) nonché la nostra Chiesa (né solo la nostra, invero) quando si parla di tutele e sostegno ai nuclei familiari tradizionali, escludendo da questi ogni forma "differente" di patto e di convivenza tra uomini.
E' su questo che bisogna riflettere per essere avanguardia, non modernista e non giovanilista a tutti i costi, ma pur sempre a difesa di tutto l'umano, nel rispetto della dignità di ciascuna persona e di qualsiasi orientamento e credo religioso o politico.
Le battaglie di retroguardia - quelle a difesa di un privilegio - sono sempre state spazzate via dalla storia, mentre solo un atteggiamento di accoglienza calorosa e rispettosa, prudente, all'altro è segno di un umanesimo che non si chiude pregiudizialmente alla varietà ed alla pluriformità delle forme della convivenza tra esseri umani.
Non credo di possedere nessuna verità in tasca: mi batto però perché non ci si arrocchi.
Perché - come anche questo Pontificato sta dettando - non si assuma l'atteggiamento di chiusura e di guerra alle streghe che alcuni movimenti stanno mettendo su, col rischio di farci sentire dei conservatori ciechi, a prescindere.
La retroguardia si difende; l'avanguardia apre il fronte, anche a difesa di chi non ha nessuna difesa.
Aprire significa in questo caso aprirsi all'accoglienza, offrire a chi rischia di sentirsi irrimediabilmente fuori la possibilità di non esserlo; di fare prova della misericordia e della dolcezza di Dio, vera avanguardia per l'uomo di fede che non vuole morire.
L'accoglienza che è il primo passo verso il confronto e verso la tutela dei diritti dei più deboli.