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Il potere dell'empatia

Pubblicato da enzo cilento su 23 Gennaio 2014, 17:22pm

Tags: #attuale

Sono stati due giorni di incontri intensi, quelli vissuti al Seminario Arcivescovile di Napoli, il 20 ed il 21 gennaio, condotti dagli interventi del prof, Amedeo Cencini, docente di psicologia applicata all’Università Pontificia Salesiana.

Sul piatto, vi erano argomenti di grande attualità, portati avanti col consueto coraggio. Così che agli studenti del Seminario maggiore è stato riservata una riflessione che chiamava in causa il rapporto tra Vocazione/Formazione e Rete (il web); mentre, nell’ambito del II Incontro di Formazione Permanente del Clero, tenutosi la mattina successiva, si è parlato del sacerdote “come uomo di relazione”.

In ogni caso, relazione e mediazione sono tematiche che non possono sfuggire tanto a chi si pone in relazione col Trascendente (con Dio); quanto a chi si metta in relazione con una Comunità di mediatori (il presbiterio); quanto infine a coloro i quali si assumono il compito (che per certi versi è potere e responsabilità) di mettere in relazione un popolo, il popolo di Dio, con il suo Dio, appunto.

Perché, in ultima analisi – sottolineava Cencini – è questa la funzione del prete, del parroco in primis, il quale - come dice Francesco - “deve portare addosso l’odore delle sue pecore”; non può schivarle, non può considerarsi fuori dal gregge; non può ritenere che nulla che riguardi quel popolo gli sia estraneo, nulla meschino, nulla disprezzabile: tutti hanno il diritto di essere ascoltati e di essere accolti, specie in tempi come questi – di grande solitudine, quella ad esempio ospitata nel Web – e dove l’altro costituisce il luogo della presenza del Mistero e della presenza stessa di Dio che parla e interroga: come dice von Balthasar, “cogliendo il tutto nel frammento”.

“Il nostro – ha sottolineato con vigore il professor Cencini – è (inutile nasconderselo) anche un luogo di autorevolezza. E questa è data dalla capacità di ascoltare senza chiusure (autoritarismi), senza ricorrere meccanicamente a schemi preconfezionati, condanne e punizioni senza misericordia; senza mai farsi carico della sofferenza altrui per alleggerire del peso, coloro che ricorrono a noi”.

Non basta esercitare una presidenza asettica e autocelebrativa, cultuale e dispotica: occorre una presidenza capace di compatire e di entrare in empatia, come il Gesù che si commuove per le folle affamate e stanche e che chiede che esse siano rifocillate.

Questa empatia va esercitata ovunque: anche nel presbiterio, purché in noi non prevalga la logica del carrierismo e dell’individualismo, della mentalità del “cane sciolto” che si sente sempre a parte: e verso l’istituzione; e verso coloro che gli sono stati dati come compagni di viaggio.

“La nostra non è una corsa competitiva – ha aggiunto il professore – con tutte le ansie di carriera, il virus diabolico dei nostri sogni adolescenziali di arrivare in alto, vera “mala pianta” dell’invidia clericale, parrocchia contro parrocchia, “noi siamo più bravi di quelli là”.

E in tutto questo – per riprendere quanto detto agli studenti del Seminario – è da ri-considerare anche il potere e le potenzialità del web “ luogo antropologico ed esperienziale”, nuova porta sul mondo (Benedetto XVI); senza piegarci a regole che destituiscano di responsabilità e di “originalità” il nostro essere “nel Web ma non del Web”.

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