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Metterlo in lettere

Pubblicato da enzo cilento su 22 Gennaio 2014, 18:15pm

Tags: #attuale

Lettera mai giunta in nessun posto, firmata da nessuno, senza nessuna data.

Mi è stato imposto di far così e non sta a me rivelare particolari di nomi e di persone. Raccolgo il racconto. Del resto, raccogliere è il mestiere di chi racconta. E anche di chi mette a disposizione la sua umanità per condividere...

"Non so bene come sia andata.

Si sa che in ogni quartiere c’è il bullo e la sua banda. E che, parallelamente, ci sono quelli che nei bulli non si riconoscono e che ne contestano la leadership: quanto meno nei modi.

Educato secondo rigidi canoni da damerino (erano davvero altri tempi) non ero dalla parte del bullo: ero da quella del ragazzo “perbene”, forse troppo perbene, persino affettato, un territorio straniero – direi – da violare, immagino, e da profanare.

E’ andata così: spesso ho la sensazione che gli uomini tendano a sporcare le cose che non riescono ad assimilare a sé. Ed è così che il bullo e la banda hanno deciso di entrare in azione.

Sono stato molestato, da bambino, lo dico senza vergogna: sono gli altri che devono vergognarsi e non io.

In casa nostra, di sessualità non si parlava in alcun modo; non lo si faceva neanche altrove.

Circolavano un po’ di notizie frammentarie e – prima dell'era di internet – un po’ di pagine piene di immagini più o meno esplicite.

E’ là che abbiamo imparato cosa fosse la sessualità: quella animalesca almeno, quella della marrana di Pasolini, per intenderci.

Non era questione di attrazione, in alcun modo; era pura sperimentazione del proibito e del fotografato; non era importante essere femminei o mascolini, imberbi o glabri, ben educati o villani; si trattava di sperimentare l’effetto che fa sfregare ed eccitarsi.

Era la scoperta dell’adolescenza e della pubertà, della mascolinità e della potenza sessuale; era anche una forma di potere da esercitare, dopotutto: la pornografia del potere.

Solo Dio sa quanto si impieghi a quel punto a crescere, a superare l’idea che il sesso sia sopraffazione e sia espressione di dominio: per molti, del resto, rimane quello per tutta la vita; “il giochino dell’io ti sottometto”, persino con tanto di travestimenti da Gestapo e di pratiche che imitano il possesso, l’abuso e l’espressione di uno strapotere assoluto esercitato sull’altro.

E’ altra cosa invero la sessualità, altra cosa donarsi piuttosto che buttarsi; altra cosa prendersi piuttosto che impossessarsi, altra cosa esercitare il piacere della scoperta e della conoscenza piuttosto che l’impulso che diventa compulsione senza gusto - direi a chi racconta.

Vaglielo a dire a quelli che molestano i minori, i piccoli e che adescano in rete e in ogni luogo: che vivere l’esperienza del corpo altrui (e l’anima?) è un’altra cosa che rubacchiare e nascondersi tra le pieghe delle paura altrui; che ingannare e segnare per tutta la vita la corporeità stessa di chi abbia avuto la ventura di incontrarti; che mi stai usando, abusando come un pezzo di carne preso al mercato su cui strofinarti per ottenere l’effetto inebriante di un piacere disperato.

Confesso di averne sofferto per tutta la vita: persino un gesto in più, un abbraccio, persino di quelli in corridoio a scuola, per anni, per me sono stati oggetto di preoccupazione e di repulsione.

Come se mi fossi sempre interrogato per anni “e ora, cosa vorrà ora questo”.

E che solo nella maturità abbia ritrovato un po’ di equilibrio e di serenità benché vi abbiano attentato persino laddove mi ero fermato qualche tempo in cerca di una risposta umana e religiosa.

Ma tant’è …

Anche per loro c’è perdono, dopo aver sperimentato l’oblio.

Se ne vien fuori, ammaccati e turbati; se ne vien fuori con la coscienza che certi abusi vanno combattuti in ogni modo. Che i bambini hanno diritto di restare bambini e di essere protetti dalla violenza: e dagli adulti.

Sono certo: parlarne serve. Non solo a te., amico mio. Anche se al fondo di tutto questo hai scelto di farla finita: sulle rotaie della ferrovia.

La Lettera era un racconto raccolto una sera, insieme, appunto, un po' di anni fa, malinconie. Come una lettera firmata del resto..., in data....e consegnata: mai più spedita. Non c'è stato tempo.

Ed io mi mordo ancora le mani...

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