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Elezioni e affini...

Pubblicato da enzo cilento su 13 Gennaio 2014, 21:07pm

Tags: #in vista

E' indubbio che chiamandoli a fare altro dai pescatori che erano, Gesù vedeva in Simone e Andrea, in Giovanni e Giacomo, altro da quello che essi stessi vedevano di sé - così ipotizzo - e per cui probabilmente sempre avevano fatto ciò che ritenevano fosse nelle loro corde e secondo la propria dimensione e "autostima".

Li fa invece suoi collaboratori e pescatori di uomini, com'è noto, in questo del tutto spiazzandoli e del tutto rompendo il nostro pregiudizio che ai dotti ai sapienti ai puri e ai santi riteniamo siano offerte in esclusiva certe mansioni e certi compiti.

Forse le cose non vanno così nella elezione; e un Altro ci assume per quel che siamo dopotutto.

E' questo che deve vincere ogni nostra resistenza, in fin dei conti. Vieni amato e scelto, e non dipende da te; non primariamente quanto meno...

Non sarà la nostra perfezione insomma a salvarci e neppure la nostra inappuntabilità a farci chiamare, anche se ci farebbe comodo pensarlo: l'essere chiamati - a qualsiasi cosa lo si sia - è frutto comunque di un dono (gratuità); si tratta di un fatto che ci sorprende; come quando ci si trova amati da qualcuno e questo avviene non per nostri meriti e strategie particolari ma solo perché davvero l'amore è gratuito ed è sorprendente per essere amore; è cieco e forte, come la morte; né nessuno può imporlo ad altri.

All'amore poi certo si può scegliere di rispondere e di innamoraci a nostra volta: solo al cor gentile della poesia "rempaira sempre amore"; e solo in poesia "amor che a nullo amato amar perdona". Noi siamo tutti angelicati e stilnovisti; perché le cose non sono poi così meccanicisticamente determinabili.

Entra in gioco invece la nostra libertà infatti la quale decide dunque dell'amore da ricambiare o di quello da rifiutare, amore che certo è pure amor di riconoscenza talora, ma non può ridursi esclusivamente a questo.

Non si ama solo per giustizia e neppure per ricambiare il bene ricevuto perché se non ricevessimo allora non mai ameremmo in tal modo.

No; Simone e Andrea seguirono perché si innamorarono di uno che si era innamorato del loro destino e ne aveva visto potenzialità nascoste persino a loro: trovarono stupendo e straordinariamente inatteso che uno fosse più intimo di sé a sé stessi, che li conoscesse così a fondo da scommettere su di loro tanto da restarne ammaliati.

Né del resto si trattava solo del pigmalione che ne scopriva i talenti (chiunque a questo punto potrebbe fare da pifferaio magico di fronte ai nostri personaggi in cerca d'autore). Vi scorsero semmai un potenziale amico, affascinante, che ne prendeva a cuore la sorte loro e li sceglieva per una compagnia, uno che li chiamava insomma per quel che erano.

Nascono solo così le cose che possono durare: da un incontro e da un atto di fiducia che ci fa sentire più grandi di quel che siamo, almeno per un attimo, importanti, a partire dalla nostra miseria.

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