Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

simeone.overblog.com

simeone.overblog.com


Dalla commozione alla tensione

Pubblicato da enzo cilento su 8 Gennaio 2014, 20:36pm

Tags: #in vista

C'è qualcosa per cui ancora commuoversi.

Non si tratta dei buoni sentimenti un po' a buon mercato che ci offrono le tv generaliste e i servizi esclusivi.

Non è la commozione di qualche sera addietro con la Parodi e Albano Carrisi alle prese con un "Così lontani, così vicini" che riproduce in filigrana i format di "C'è posta per te" e di "Carramba che sorpresa".

E neppure quella dei "nuovi" reality che parlano al cuore tenero della gente, inviando vip in giro per il mondo, a farsi protagonisti delle terre di Missione (Mission).

La commozione facile, la lacrima del coccodrillo dopo i lauti pasti del Natale, non commuove in senso pieno e non porta lontano: ci lascia con l'amaro in bocca; siamo ancora appesantiti dalle pantagrueliche assunzioni di calorie che incoraggiano al più la lacrima da asciugare, mentre restiamo comodamente in poltrona, troppo storditi da tanto ingurgitare, anche buoni sentimenti.

Meglio restar leggeri e sobri - direi - in ogni caso; anche solo per sentire senza essere rintronati e imbolsiti: capaci di riconoscere davvero quel che ci accade e magari ripartire: averne la forza e la voglia, al consapevolezza per farlo.

La commozione passa dal quotidiano, non dalla fiction e neppure dallo spumante alla fine dell'ennesimo anno che trascorre.

Chi e cosa ancora ci commuove, mentre gli siamo al fianco come un Gesù di fronte alla folla che è stato lì ad ascoltarlo e che, a sera non ha apparentemente nulla con cui sfamarla?

Perché ci commuoverebbero invero i nostri familiari e i nostri amici, sovente da soli; chi ti sta a fianco, muto e interrogante. Perché è' dall'amore concreto, dalla fattiva capacità di smuoverti qui ed ora, fin da ora, che passa un sentimento che si fa davvero commozione e conversione: ad altri; da te, a quelli che ti sono intorno.

Questo vorremmo fare, giorno dopo giorno, invece della poltrona del pigro satollo che s'intristisce e si compiange; avendo a cuore chi ci è dato di incontrare e chi ci viene incontro, fosse anche dall'altra parte del filo del telefono: parole ed opere dunque; sguardo e atteggiamento, attenzione, conforto e consolazione. E' quel che accade alla nostra vita, sradicarci dall'immobilismo che rende testimonianza dell'avvento di un altro uomo, nuovo, rispetto a quello che si asciuga gli occhi restandosene seduto.

Vien facile pensare che tutti abbiamo pochi pani e pochi pesci - ed è vero - pochi talenti e poca qualità a disposizione; che non bastano - è vero - a sfamare il mondo intero: forse però tanti quanto bastano a far sì che altri si commuovano un po' come noi, e prendano in considerazione la propria attendistica immobilità.

"So bene - diceva Madre Teresa di Calcutta - che la mia non è che una goccia nell'oceano. Eppure è una goccia in più e non una in meno". E tanto basta.

Ricominciare da casa propria, dai propri familiari; dagli amici, da quelli a cui abbiamo voluto bene; da quelli con cui studiamo o lavoriamo.

Ci commuove ancora la loro sofferenza, la loro solitudine, la loro rassegnazione, la loro fame di affetto e di interesse autentico per la loro esistenza. Sappiamo guardare davvero il fondo della nostra cesta e metterlo a disposizione o temiamo ancora che esso non basti neppure per noi?

Che non si tratta di buoni sentimenti ma di movimento e di vita che pulsa che partecipa che ci fa sentire vivi, tanto di più, quanto più è messa in comune.

Chi perde la propria vita, la trova - sembrerebbe - chi cerca di tenersela per sé è uno che si condanna a morte, vita che sei commozione, che sei movimento, che sei tensione.

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post

Archivi blog

Social networks

Post recenti