Da un lato si riscontra una riduzione della povertà assoluta, dall'altro lato non possiamo non riconoscere una grave crescita della povertà relativa, cioè di diseguaglianze tra persone e gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale. In tal senso servono anche politiche efficaci che promuovano il principio della fraternità, assicurando alle persone - eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali - di accedere ai "capitali, ai servizi, alle risorse educative, sanitarie, tecnologiche affinché ciascuno abbia l'opportunità di esprimere e di realizzare il suo progetto di vita, e possa svilupparsi in pienezza come persona.
Avete provato dunque a leggere il messaggio di papa Bergoglio per la prossima giornata mondiale della pace (la prima, 45 anni fa ad opera di Paolo VI)?
Non è esattamente farina del sacco del Pontefice ogni documento - è certo - e sappiamo del resto che certi documenti ufficiali risentono della loro "ufficialità", per così dire, così da assumere i contorni del discorso politico e programmatico, pagine di "vorrei ma non posso", come quando si parla davanti al consesso delle nazioni o alle Camere per chiedere la fiducia. Un tema da "Guido i' vorrei che tu e Lapo ed io" che ci rimanda a quei quadri un po' scolastici dei nostri temi al liceo: "parla dell'attuale situazione internazionale, alla luce di...". Poi, magari è proprio la luce a mancare.
Tutto ciò che il messaggio contiene - sia ben chiaro - è assolutamente sottoscrivibile, come il richiamo alla Populorum Progressio di Paolo VI e a quanto Giovanni Paolo II già sottolineava nel '79: " un reale percettibile pericolo che, mentre progredisce enormemente il dominio da parte dell'uomo sul mondo delle cose, di questo suo dominio egli perda i fili essenziali, e in vari modi la sua umanità sia sottomessa a quel mondo, ed egli stesso divenga oggetto di multiforme, anche se spesso non direttamente percettibile, manipolazione, mediante tutta l'organizzazione della vita comunitaria, mediante il sistema di produzione, mediante la pressione dei mezzi di comunicazione sociale".
Che è poi come dire che solo salvaguardando la libertà dell'uomo, ovvero la sua dignità, noi possiamo aspirare alla pace; ed è propria questa pace - che non è letargo della coscienze - che oggi manca perché il sistema produttivo chiede sacrifici, lacrime e sangue, mentre l'individuo è vittima di una manipolazione che ne fa uno schiavo ed un esecutore acritico, un consumatore di impulsi.
Certe analisi, lucide, mancano però - mi si consenta - tutte di una pars construens, che è poi il male della nostra cultura "moderata". Qual è dunque l'alternativa? Cosa proponiamo, quale modello al mondo che non intende riconoscersi in questo modello manipolativo? E qui il documento è molto meno propositivo.
Sì, rispetto per l'uomo, per le risorse della terra, la pace intesa come fraternità: ma è come se mancasse un progetto alternativo in carne e ossa ed è questo che rende certi documenti poco incisivi, poco letti, molto "normali", molto trascurati e sottovalutati dalla gran massa delle persone.
Con grande rispetto alla segreteria del Pontefice e a Sua Santità, non si può fare a meno di dire che occorrerebbe qualcosa in più dello svolgimento corretto e diligente del tema della pace: voto 5,5. Che la pace vera insomma passa attraverso un modello alternativo, un progetto che un cristiano avrebbe tutti i numeri per poter proporre: noi facciamo questo.
Santità, confermi la novità del suo pontificato: che il tema sia più pieno di cose e di proposte oltre che di analisi di scuola.
Con affetto. Mi creda: si può fare di più!