Vorrei suonare uno strumento questa sera: in questa sera senza stelle, umida.
E roteare invece come tra le Stelle dell'Orsa, vaghe e lontane.
E' un sentimento struggente avvertire che nessuno sia così interno ad altri; e talora neppure a se stesso. Che c'è uno iato di separazione tra ogni uomo e ogni creatura e vita.
Nessuno interno a me così tanto, più che il desiderio d'esserlo; noi che siamo quello, quello soltanto in fondo, desiderio: e spesso come un volo una frustrazione, un tentativo: come nell'amore; voglia di essere dentro quell'universo per navigarvi e conoscerlo, anima nell'anima, io che conosco tutti gli angoli del tuo sentire e del tuo dissentire: dell'essere in totale accordo o in totale dissonanza.
E' per questo che sei più intimo di me stesso, desiderio di Dio, d'infinità, di perdersi.
E' per questo che è questa la nostra dimensione: quella impenetrabile insondabile ad altro uomo. Io che sono come te struggimento di Dio, casa vuota e abbandonata, all'apparenza, dove rimbomba la Sua Voce.
Dio che riecheggia passando di stanza in stanza, che lascia tracce ed echi appunto, voci e bisbigli, segni di sé, lettere e carte, suoni: quelli che vengon fuori in questa sera senza stelle, per cui vorrei avere appreso a suonare.
E Dio è già un organo da usare per far venire fuori questa voce.
Vorrei suonare uno strumento questa sera, in questa sera senza stelle, umida. E roteare invece tra le Stelle dell'Orsa, vaghe e lontane: brillare a intermittenza come una spia nel buio, di un sintetizzatore, di suoni, di vite, di ecocardiogrammi, di messaggi da lontano; da dentro uno spazio interno e siderale.
Dove ogni uomo va distaccandosi come da una stella esplosa, dentro l'universo, per un Altrove invisibile infine, viaggio nella profondità, dentro orbite che non portano indietro né si ripetono cullandosi e spegnendosi come occhi sotto le ciglia quando il sonno ci vince.
E non resta che musica, concento di un universo sferico e filiforme, appena tracciato: dito sul vetro inumidito di Dio che guarda nell'oblò di questa centrifuga inattesa.
"Addio" è il programma 7 che termina dentro un'altra casa, un altro canto, un'altra eco, un altro sordo rumore.