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Non credete al Dio del Filosofo

Pubblicato da enzo cilento su 11 Novembre 2013, 17:16pm

Se "l'amor che move il sole e l'altre stelle" fosse quella sorta di motore immobile che tutto attrae a sé senza averne pietà alcuna e senza provarne a sua volta amore ed attrazione, ci troveremmo di fronte solo all'estremo o al più deterministico sforzo del cosmo intero verso una sorta di magnete che è sole e luce, completamento cosmico o essenziale: ma non avremmo amore!

Sarebbe come quando si crede di conquistar la verità e il premio (eterno) - perfino la salvezza - grazie ai soli nostri sforzi, rispetto ai quali neppure saremmo liberi (non sceglieremmo neppure di far quelli: saremmo ragionevolmente obbligati) tanto da esserne per sempre determinati, dal momento che sarebbe innaturale non assecondare l'attrazione del magnete stesso.

Mentre quel Dio impersonale si compiace di sé e sa solo compiacersi beandosi di pensarsi.

Non credete a quel Dio che è il Dio algido del filosofo.

Avevo un mio compagno di studi che, anche sulla scorta di certi versi danteschi maldigeriti, favoleggiava questo universo necessitato e mosso come da un meccanismo perfetto.

Non ne ho mai provato entusiasmo perché, se Dio si limitasse a questo, mi sentirei attratto dal suo contrario e dalla ribellione ad ogni determinismo. La ragionevolezza non può essere la trappola grazie alla quale l'uomo può affermare "sarebbe irragionevole non credere".

Sarebbe anche irragionevole - d'accordo - ma sarebbe penalizzante pensare all'uomo nei termini di un "non possiamo non dirci credenti".

Si crede per amore e si crede ad esso; perché ci si sente amati: non perché ci si sente impossibilitati a non farlo. Così non vale, perché all'uomo non resterebbe che la strada della resa, allo stesso modo in cui a Dio non resterebbe la strada della Grazia "obbligata", vera contraddizione in termini, se fosse il nostro merito e la nostra adesione a quest'obbligo "razionale" di credere, il nostro sforzo peraltro obbligato, a farci meritare ogni suo dono (il dono non è tale se è forzato: è retribuzione).

Dico solo che non riesco ad entusiasmarmi di fronte a chi vuole offrirmi motivi indiscutibili per credere, come se fosse "necessariamente" così. Si crede per altre ragioni: non solo perché non possiamo non desiderare il nostro "naturale" completamento.

Non si tratta di compiere scelte irrazionalistiche ma di essere capaci di conservare alle nostre scelte una libertà che rende ragione della dignità dell'uomo.

Siamo liberi, prima di tutto; e questo è il primo segno dell'amor di Dio.

Non siamo cieli determinati entro un'orbita obbligatoria.

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