Stavamo pescando tranquilli sul lago vicino casa ed era passata l'ora buona per la pesca. Era evidente che non era giornata. Un lago piatto ed irritante che non prometteva nulla di buono: al più poteva essere adatto alle giornate sonnacchiose dei turisti, di quelli che si godono il sole in barca e sulla spiaggia, una giornata giusta per un pensionato e un solitario.
La vita spesso è questa, nella migliore delle ipotesi: un sonnacchioso tran tran fatto di quel pane quotidiano che quanto meno non disturba e non mette in discussione niente: meglio nessuna notizia che una cattiva notizia.
Senonché la cattiva notizia consiste nel fatto che non ci sono più notizie: che dall'altra parte del mondo non arriva più neppure una cartolina di saluti "siamo in montagna e stiamo attraversando il confine tra la il Brasile e la Colombia". Il mondo non parla più: nessuna novità. Chissà se saranno ancora in vita quei tali; se avranno avuto figli; se hanno cambiato casa. Ma sì; in fin dei conti la vita va avanti lo stesso; col tempo ci si perde e si perde anche la voglia di sapere...
Per tutti la giornata prima o poi diventa sonnacchiosa e non si pesca più nulla.
Eravamo lì in mezzo al lago e decidemmo di tornare indietro, che tanto non era proprio più il caso di perderci tempo. "Avete provato a buttare le reti dalla parte destra della barca?".
Benedetto uomo. Ma cosa vuoi che cambi buttarle a destra o a sinistra. Cosa vuoi saperne che è già l'alba e qui non si muove un alito di vento; neppure l'increspatura delle onde.
Ogni volta che qualcuno mi suggerisce qualcosa da fare, mi sembra proprio di essere importunato "ma cosa ne vuoi sapere?". Se ne stanno là a darti consigli e sembra che abbiano in tasca il segreto del successo. Se fosse così non sarebbero qui a perder tempo sulla spiaggia alla mattina o a dar consigli a me che mi annoio da morire.
L'epilogo della storia la conosciamo tutti: barca piena, rete che quasi ci manda a fondo e riconoscimento di quel tale che intanto se ne sta sulla riva a mangiare pane e pesce arrosto.
Voglio solo dire che ci sono certe albe sonnacchiose in cui la vita non dice niente ed è un tran tran che ti fa dubitare di esser morto; che torni a casa a mani vuote e soldi in tasca zero; che sei sconfitto; che il solito posto al largo sul lago non ti ha portato niente. Che quelle giornate non passano mai; che malediresti chiunque ti dicesse "fai questo e quello" e che vorresti andartene via da quella vita e da quel lago maledetto. Vorresti fuggire e sapere se dall'altra parte del mondo ci sono ancora quelli che hai perso di vista e compreresti il biglietto per Bogotá e non tornare più.
Che quel giorno non sopporti neppure la radio che gracchia e che dice che c'è un'offerta imperdibile per volartene su Marte. Che in quei giorni là accade spesso che uno ti si avvicini e ti dica di provare a guardare meglio, anche a fianco a te. Che è solo il lato che è sbagliato (destra o sinistra) ma la barca è quella giusta, persino il lago, il tempo e l'ora: che vedrai che cambiamenti se ti fiderai...
La fiducia è una cosa seria - diceva un vecchio spot di un formaggio italiano - la fiducia è pane, pesci e formaggio. E' companatico e pane quotidiano: realismo e attenzione a quello che si ha a fianco e dentro il cuore. Quello che è a portata di mano: solo dall'altra parte rispetto a ciò cui noi guardiamo. Non è lontano e non è fuori di noi. E' alla portata delle nostre braccia e della nostra barca, delle nostre reti: che è la sfiducia che annoia e che fa sembrare l'universo piatto.
Ma come si fa a non viverla pure quella? Se almeno incontrassimo ogni tanto - non dico tutti i giorni - quel tale che importuna e dà lezioni, che dice "guarda a destra e butta là le reti" senza sentircene irritati e importunati. Eccolo il solito maestro che pensa di aver la soluzione per tutto. E infatti la soluzione a tutto magari non ce l'ha, ma insomma è uno che fa compagnia e che ti dà fiducia: quanto meno uno che ti dice "prova", piuttosto che "lascia stare: questa è la vita".