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Quale pace

Pubblicato da enzo cilento su 15 Luglio 2013, 07:51am

Quale pace è venuto a portare Gesù sulla terra? Matteo glielo fa dire chiaramente (10, 34-42): "non pace, ma spada".

E' una pace che non ha il sapore del fiore del loto e dell'oblio: non è neppure la sala per fumatori di oppio come in "C'era una volta in America" di Sergio Leone, con Robert De Niro impegnato a dimenticare tutta la sua storia.

Chi avesse bisogno di questo, farebbe bene a rivolgersi altrove: magari alle filosofie che vengono dall'Oriente (molti lo han fatto negli ultimi decenni); alle pratiche zen; allo yoga; alle religioni che puntano all'annullamento del sé, al Nirvana.

Se è questo che stiamo cercando e per caso dovessimo incontrare invece sulla strada il Dio cristiano (perché Lui lo si incontra "on the road": altro che le esperienze "limite" di Jack Kerouac!); ci troveremmo fuori strada; e la sua spada a due tagli verrebbe a sezionare tutta la nostra ricerca, riducendola a quello che è, in tal caso: una droga e un rifugio per chi ha rinunciato ad ogni speranza.

Certo, Gesù chiama anche gli affaticati i derelitti, gli oppressi, ma lo fa per ridare loro energia e speranza, per farne un popolo nuovo, pronto a risorgere dal proprio sepolcro - io credo - sempre e fin d'ora: per non dimenticare, se non la propria voglia di dimenticare. Tutto ha senso, per cui nulla va deposto in un oblio artificiale: tutto si trasfigura, acquista significato; come il seme muore e si trasforma e genera vita nuova.

Se cercate una pace che vi faccia sentire in pensione rispetto a qualsiasi tensione umana e spirituale, che vi faccia solo attendere che gli occhi vi si chiudano, non è questa la pace che Gesù è venuto a promettere.

Anche negli occhi dell'anziano e del moribondo, la pace di Gesù consiste in un impegno, in una promessa, in una capacità di separare, come fa la lama della spada, quello che vale la pena trattenere e quello che si può lasciar morire, in pace; per colpire fin nel profondo la nostra esistenza, per farne sgorgare sangue, cioè vita, fino alla fine.

Cristo è la spada che inevitabilmente separa, nella speranza, uomini e donne, genitori e figli, suocere e nuore: o si sta con questa idea di pace, o con quella pace inerte e sconfitta, disperata, che non ha nulla a che vedere con lui: ne sono certo.

Non è la pace dei sensi, l'acquiescenza di fronte all'ingiustizia; piegarsi di fronte alla disumanità: questa è la pace degli dei pagani che con i loro riti orgiastici e le loro droghe (tali sono anche gli dei del consumismo) ci riducono nella pace di chi si illude di stare in pace con se stesso, non pensando ad altro che al rito che gli dà soddisfazione (la macchina e il viaggio, come il sacrificio rituale e la pratica dell'annullamento universale, per cui ogni uomo rinuncia alla propria responsabilità personale per divenire una parte dell'universo: che gran pace è questa!!! - sia detto con ironia).

Qual è dunque la pace di Gesù?

E' la pace di accetta la sua somiglianza con lui, non come un tesoro geloso, ma come un cammino da fare: dietro a Lui, tappa dopo tappa, per ridare senso alla pace, per darle un obiettivo che non sappia di oblio.

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