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Maestri di retorica

Pubblicato da enzo cilento su 24 Febbraio 2013, 11:54am

Ho letto qualche mattina fa un editoriale su Avvenire in merito al gran numero di prenotazioni e quindi di partecipanti all'Angelus, l'ultimo, di Benedetto XVI. Il pezzo continuava su di una linea che ho trovato trionfalistica, ingiustamente trionfalistica, dicendo che quella del popolo cristiano è una vocazione al movimento, come nella tradizione semitica e che persino il turismo religioso (meglio dirlo "pellegrinaggi") è un segno di questa vocazione dal momento che i credenti si muoverebbero per una persona e quindi per un incontro con lei.

Io mi auguro vivamente che sia così, ma mi permetto di eccepire e di dubitare. Detto che il tam tam dell'informazione spesso rende gli eventi "immancabili", come i grandi concerti, le feste di piazza, il Capodanno insieme, le spiagge affollate, l'evento omaggio al mito scomparso e così, mi permetto di dire- con tutto l'affetto che ho per papa Ratzinger - che forse anche questo dell'ultimo saluto al suo Pontificato rischia di essere un fuoco fatuo, un bagno di folla: e non certo per sua volontà.

Poter dire "io c'ero", sembra costituire una tentazione a cui non ci si può sottrarre e questo al di là del senso che quell'evento ha per sè. Certo, si può dire che se ne coglie per certi versi la storicità, l'unicità, ma non per questo credo che si debba cantare il peana per questa affluenza record. Ma davvero crediamo alla guerra dei numeri ed al valore degli eventi oceanici? Io ne diffido e non per snobismo...

Si rischia di scadere sul piano della conta degli scioperi e delle manifestazioni di piazza (eravamo 500mila dunque esistiamo; o peggio io c'ero dunque esisto, come dire che chi non c'è non esiste: una volta si chiamava presenzialismo e basta). No, diffidiamo fratelli dell'onda emotiva, del sentimentalismo: quelli in piazza rischiano di essere gli stessi che in tema di morale sessuale o altro si pongono in netto disaccordo con il magistero di Papa Ratzinger. Io non sto inneggiando all'integralismo, sia chiaro: non sto dicendo "ha diritto di scendere in piazza solo chi è nudo e puro". Sto solo dicendo di non farci illusioni, di non apparire più ingenui di quel che siamo.

Possiamo dire che la nostra è una società cristiana, dico, perchè la notte di Natale e di Pasqua la Chiesa parrocchiale è piena? Possiamo dirlo, in tutta onestà? Possiamo dunque dire che la nostra è una società cristiana perchè - torno all'articolo - i pellegrinaggi a Medjugorie e a Lourdes sono tutti esauriti? Quanti tra noi non viaggiano per pura curiosità, perchè attratti dal miracolismo e dall'evento straordinario che è stato loro raccontato e che essi sperano di poter vivere e di raccontare?

E' di appena qualche giorno fa la notizia della lotta di alcune Diocesi del Sud alle infiltrazioni della malavita nell'organizzazione delle feste patronali, con tanto di comitati gestiti da boss e statue ferme per un attimo, omaggianti, sotto il balcone del capocosca locale. Ora, quelle manifestazioni sono popolatissime, come tutte le processioni o quasi, sindaci in testa. Crediamo davvero che significhi qualcosa o non rischiano invece nella loro modalità spesso pagana e strumentalizzata di allontanare chi è alla ricerca di qualcosa di pulito e finalmente di sottratto alla lordura del potere e della promiscuità?

Ma non voglio andare oltre. Immagino che ci sia tanta gente che ha amato questo Pontefice, ne ha assaporato la lucidità, la grandezza del Magistero, come me. Eppure non so perchè, ma ho l'impressione che oggi se ne stia a casa in linea di massima. A Benedetto XVI non so quanto importi dei numeri record della piazza: ne avrebbe potuti collezionare ancora tanti continuando il suo pontificato, se la sua logica fosse stata questa.

E in quanto a questo popolo in cammino, il che verrebbe testimoniato anche dai pellegrinaggi, volesse il cielo che così fosse. Il cammino è un fatto prima d'ogni altra cosa interiore, uno spostarsi dal proprio egoismo incancrenito, dal proprio metro consumistico e meschino. Sono questi i numeri e i cammini dei cristiani. Gli altri, per carità, lasciamoli ai sindacati, alle questure, alle direzioni dei partiti.

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