C'è un tempo terribilmente grigio fuori dalla finestra, oggi che la Chiesa fa memoria della Trasfigurazione di Nostro Signore e ultimo Angelus domenicale di Benedetto XVI. Mette tutto un po' di malinconia, perchè dietro ognuna di queste vicende è come la gloria dolorosa della Croce. Gesù sa bene che la sua gloria non si afferma sul Tabor ma sulla necessità di andare avanti nel patto di obbedienza, fino a morire e ad essere tradito (peggio il tradimento che la morte peraltro): Di Benedetto, al di là di tutte le illazioni, conosciamo la croce degli scandali dentro il suo gregge, di una Chiesa, di un Occidente scristianizzato: un Pastore improvvisamente vecchio, uomo di un altro tempo, in un tempo, questo, che a volte pare indegno di qualsiasi profezia, persino di Gesù Cristo. Ma la disperazione non deve prendere il cristiano: lo so. E a Dio niente è impossibile - verrebbe da dire.
Ognuno ha una croce sulle spalle e spesso se la trova davanti agli occhi e la vorrebbe dimenticare. La mia non è solo il mio orgoglio ma anche ciò che mi è stato dato di vedere in questi mesi. I mesi scorsi, come ho già raccontato altre volte, sono stato ospitato tra l'altro presso un Convento Francescano del Centro Italia.
Cercavo una formazione, culturale, scritturistica, esegetica, evangelica. Cercavo una condivisione e un'accoglienza. Cercavo silenzio e preghiera, ricchezza da condividere, cercavo di vivere in profondità questo dono... Il resto è storia nota, come la guerra che mi è stata mossa perchè chi non è come noi è contro di noi.
Questa croce di aver cercato e di essere stato respinto - forse a papa Ratzinger la situazione analoga è ben nota - me la sento spesso sulle spalle. Ed oggi che tutto è così grigio, ancora di più. Mi capita di seguire la Messa e di sentire le lacrime rigarmi le guance in modo irrefrenabile. Mi capita come stamane di sentirmi come una mano sulla spalla che mi conforta e, mentre proclamo la parola di Dio, stamane - letteralmente - quella croce l'ho sentita come legata sulla mia schiena. Non gli sono mai stato così tanto vicino. Forse solo una notte, una delle mie prime notti visitate da Lui, quando ad un tratto ho sentito con una forza che mi ha squassato il cuore e mi ha fatto piangere di conforto "Gesù ti ama. Gesù ti ama".
Gesù che ama tutti quelli che sono respinti e sono incompresi a partire da un pregiudizio; quelli che sono messi al bando, giudicati moralisticamente dalla nostra morale piccolo borghese; che ama l'orfano e la vedova, chi è solo, chi non viene accolto e non diventa il compagiuccio della parrocchietta; che ama quelli che lo cercano con cuore sincerro e che non vogliono essere schiavi del giudizio di chi di Lui ha fatto un dio addomesticato.
Io, Signore mio, questa croce me la porto nel cuore, perchè ho veduto ciò che mai avrei creduto di poter vivere e vedere nella tua Chiesa, nella Tua Casa e che però continuo a credere che una casa per noi esista. Io che sento che questa croce ci trasfigura.
Ma questa giornata resta triste lo stesso, piena di pioggia, e sono certo che anche Cristo, di fronte al tradimento, ha provato lo stesso terribile senso di sconforto che ora provo io, qui, in questi frangenti. Era così indispensabile essere traditi, venduti, abbandonati, lasciati soli? Era così indispensabile farci vedere il peggio dell'umanità laddove ci si sarebbe attesi la salvezza? Forse sì, mi dico, ma la tristezza monta. E piove perchè non so vivere senza questo conforto.