Ci sono molte dimore in cui poter abitare in pace nella case del Padre suo - è solo di questo che dovremmo convincerci - così come del fatto che tutti i piani regolatori che noi uomini vorremmo imporre a quella città eterna che è Gerusalemme, sono quasi esclusivamente il frutto delle nostre ristrettezze mentali, della nostra poca conoscenza dell'arte ingegneristica e infine della scarsa fiducia che abbiamo nelle leggi della statica e dell'urbanistica.
Mille vie infatti per giungervi, più di una tentacolare Los Angeles. Artisti e poeti, attori e registi, pittori e cantanti, cantautori e chitarristi, matematici e fisici, operai e insegnanti, vescovi e semplici fraticelli: per tutti loro e per tutte le loro strade si può giungere nella Capitale di quel Regno, mi sembra.
Sono sicuro che incredibilmente ci troverò Van Gogh e Dostoevskji; che non possono non esservi Mozart e Bach, Caravaggio e Michelangelo; Foscolo e Dante; e così potrei continuare all'infinito...
Come potrebbero non essere lì coloro che Dio ce lo han fatto toccare o sfiorare qui in terra, la cui opera è già una vera catechesi, una vera lezione di teologia, tanto che a guardarli e ad ascoltarli uno non può non ringraziare Dio che ha fatto l'uomo poco meno degli angeli coronandolo di gloria e di onore?
Ogni volta che la bellezza ci sfiora, noi già abitiamo quella città stupenda e già facciamo esperienza dell'Assoluto.
E gli attori che ho visto sudare e piangere in palcoscenico, non sono forse testimonianza della grandezza del dono di Dio? Ho avuto la fortuna di vedere in scena dei giganti che oggi hanno cambiato apparentemente città (da ieri la Proclemer): come non rendere loro un grazie perché quel Dio che è in noi ce lo hanno fatto conoscere, intravedere tra le brume della nostra povertà?
E come pensare che tutto ciò che di grande fa l'uomo, in generosità e in dono di sé, non commuova e faccia piangere di gioia e di emozione colui che lo ha messo al mondo?
Ci sono tante vie e alcune sono sconosciute, impensabili. E così la strada è aperta a tutti. Mi dico sempre che non dobbiamo disperare. Che Cristo è venuto per gli uomini di buona volontà, per tutti coloro che se solo avessero potuto, avrebbero fatto ancora di più e che comunque hanno cercato di fare il massimo: che non ci dev'essere posto per il rimpianto, dal momento che la nostra strada se non devia deliberatamente per andarsene altrove, verso l'idolatria di una Las Vegas qualunque, ci conduce comunque ad abitare presso quelle dimore di cui Gesù parla oggi nel Vangelo di Giovanni (14, 1-6).
Non piangere - dico a chiunque si riconosce in questo viaggiatore un po' disorientato - non piangere, perché Egli non è più qui: è risorto. Anzi, tu stesso sei risorto se sei su questa strada e se senti questa voglia di vita e di primavera.
Non perdiamo la speranza: Non è vero - come dice Tommaso che non sappiamo dove Egli vada e che la via quindi ci è sconosciuta. Le vie sono tante, infinite: credo che l'importante sia volerci arrivare.
In questo senso via/cammino verità/va cercando ch'è sì cara e vita/cercare e mettersi in cammino che è vivere. Tutto il resto è morte. E forse, anche noia...