Ogni cosa - mi viene in mente - ha un suo odore.
E ciò che non ne ha, non è autentico.
Un personaggio vero, letterario e dell'immaginazione, odora di vita e di morte, di putrefazione e di dissolvimento, di sudore e di gioia, di malinconia: di nostalgia. Di voglia di essere oltre la sua pagina.
In "La rosa purpurea del Cairo", fiaba un po' amara del mio amato Woody Allen, i protagonisti della pellicola, ad un tratto, stanchi di recitare la propria parte, escono dalla schermo e scendono tra la gente in sala: pretendono di vivere la vita degli uomini.
La storia, che è tutto un infrangersi della parete schermo/pubblico, ha poi una conclusione che lascia un sottile filo di rammarico: alla fine tutto scelgono di rientrare nella propria dimensione.
In effetti vivere in una pellicola sarà anche asettico, ma è molto meno faticoso.
Persino il nostro Dio cristiano, piuttosto che vivere un intoccabile distanza, sceglie di farsi uomo e di incarnarsi: di sudare e di prendere un profumo di uomo.
Così come la nostra fede che le mani se le deve sporcare e, piuttosto che restar solo libro e distacco, deve passare attraverso il crogiuolo intriso di odori e umori dell'esistenza quotidiana, esperienza fatta di difficoltà, di convivenze, di messe alla prova continue, di continui confronti col reale, perché la sua gioia sia vera e piena e non artificiale, non libresca solo e neppure filosofico-umanistica, da otium letterario appunto.
Questa dimensione fa inzaccherare le nostre tuniche bianche, riempie di polvere i nostri calzari e rende pesanti i nostri passi: fino alla stanchezza.
Le nostre membra, le nostre ascelle sudano e diventano maleodoranti; le nostre mani si riempiono di calli, le nostre vesti vanno lavate e ripulite, come il nostro corpo, di tanto in tanto, così come ogni uomo riconciliandosi, sacramentalmente, dopo l'esperienza del peccato, che è sempre l'esito indesiderato, come i germi e il sudore, della nostra fatica.
Chi crede di non sudare e non si ripulisce mai, finisce col mandare un pessimo odore e con l'essere tenuto a distanza: anche dai suoi migliori amici, e Dio è tra questi.
Isacco aspirò l'odore degli abiti di lui e lo benedisse: "Ecco, l'odore del mio figlio come l'odore di un campo che il Signore ha benedetto. Dio ti conceda rugiada dal cielo, terre grasse, frumento e mosto in abbondanza. Popoli ti servano e genti si prostrino davanti a te. Sii il signore dei tuoi fratelli e si prostrino davanti a te i figli di tua madre. Chi ti maledice sia maledetto e chi ti benedice sia benedetto!
L'odore del figlio mio è un odore di uno che lavora e che si stanca e che in questo lavoro è soccorso dal cielo e dai suoi agenti atmosferici, le sue benedizioni.
E' questo che ti rende credibile e rispettabile davanti agli altri uomini, perché le tue norme e le tue massime non sono filatteri che pendono dal tuo capo, ma rivoli di sudore che emanano profumo di salvezza.