E' una giornata da messaggi brevi, questa; e del resto sarebbe meglio credo, se fosse sempre così, vista la funzione del web. E' che talora scrivo con una direzione evidente ma in una sorta di working progress, cosicchè tutte le varie diramazioni, i distinguo, gli sviluppi, le eccezioni ed i chiarimenti del pensiero, vengono via via, nè questo processo testimoniato nella scrittura mi va di tagliarlo, perchè è un modo di approdare a quanto mi sta a cuore, mostrandone tutto il cammino. Che è poi quel che sto facendo ora...
In questi ultimi anni in cui molto tempo, anzi tutta la mia vita è stata volta al discernimento della mia vocazione, spesso mi sono scontrato con una sorta di autolettura - incoraggiata anche dall'esterno - della mia passione per la conoscenza, la lettura, libri, giornali etc. E tutti - io per ultimo, alla fine del lavaggio del cervello - a dirmi che la carità, l'amore per gli altri, la vocazione per gli altri dovevano avere un ruolo più evidente in una vocazione religiosa o sacerdotale. Dov'è il tuo amore per il prossimo e per gli uomini?
Non vi dico i sensi di colpa, anche se ho sempre avuto la sensazione che le cose non stessero esattamente nel modo che mi si voleva far credere. Stavo leggendo, questa sera, come sempre, e mi rendevo conto di questa fame enorme di sapere, questa curiosità intellettuale che è anche e soprattutto un desiderio di conoscenza infinito, proprio perchè nulla del mondo e della dimensione umana e non solo; nè solo spirituale nè solo temporale (come se poi le due cose avessero contorni così distinti!), mi è estraneo ed indifferente.
La verità è che questa distinzione netta, figlia di troppo pietismo e troppo sentimentalismo, non sta in piedi. L'amore infatti che io provo per la conoscenza è l'amore profondo che concepisco per l'uomo: è la mia forma di carità. Solo chi cerca di conoscere si può dire che ami. E questa è la mia strada per la comprensione, per entrare dentro le cose, dentro l'umanità e dentro il suo mistero e le sue problematicità.
Sì, per me questa è stata una enorme scoperta, dal momento che per me tutto ciò non è nè strumento di potere nè intellettualismo fine a sè stesso: non costituisce intendo dire in alcun modo la maniera con la quale emergere. E' la mia maniera con cui manifestare il mio amore. Non è vero che non amo l'umanità ed il prossimo. Lo amo anzi così tanto che non mi sazio mai di sapere e di cercare la chiave per comprendere.
Certo, la chiave prima di ogni cosa è Cristo, ma Cristo si fa tutto in tutti: è l'intelligenza che si fa cuore e che spinge a cercare anche e soprattutto per amore del vero, del bene, degli altri, di Lui stesso; che ci costringe a prendere a cuore ogni cosa.
La mia vocazione è davvero una vocazione all'umanità, a rendere ragione della speranza che Cristo pone in tutto ciò che l'uomo produce, incontra e conosce. E non c'è nulla che non sia degno di essere abbracciato e analizzato perchè ovunque è il segno di questa grandezza di cui l'uomo, figlio del Dio vivente è portatore.
Non abbiate paura, mi sembra di sentire come accade per più di trecento volte nella Bibbia: sono io che vi parlo, in quel roveto ardente che non smette mai di bruciare. Dio che mi consuma dolcemente nella ricerca dei segni che lascia in ogni uomo e in ogni opera delle sue mani.