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In mezzo alla maggese

Pubblicato da enzo cilento su 16 Agosto 2013, 08:02am

"Dimoraste lungo tempo nel deserto" - ricorda Dio a tutto il suo popolo, parlando a Giosuè (Gs 24,8). E dimorarvi non è semplice. Benché ciascuno trovi o solo cerchi con affanno il modo per sopravvivere.

Ci sono quelli che trovano una ragione di vita nel raccogliere farfalle ed infilzarle; per farne una collezione; altri che trovano altre ragioni di vita ancora; quelli che cercano una sorgente d'acqua, ovunque essa sia e oasi e datteri e riposo finalmente.

E non stiamo parlando solo sotto forma di metafora: parliamo di quel che è: sotto gli occhi di tutti. Di chi guarda, almeno.

Un uomo, del resto, percorso un bel pezzo della sua esistenza, sa bene che ognuno si trova un modo per campare, una bella proiezione del pensiero, un surrogato del cuore per trovare ancora una ragione o un idolo, perché la sua vita non sia un totale deserto e un abbandono senza oasi né speranze.

Ed ognuno di noi li ha incontrati infatti sul cammino gli Egiziani e gli Amorrei, Balak e i Moabiti, Balaam e i Perizziti. Cananei, Gergesei, Evei e Gebusei: chiunque ci faccia guerra fuori e dentro di noi.

Così come i calabroni mandati avanti a noi, per sgominarli, non sempre sono arrivati in tempo: spesso anzi non secondo i tempi nostri. E talvolta non li abbiamo visti neppure...

Molti dei miei compagni di studi e dei miei amici hanno trovato nel deserto un vitello d'oro o di più vile metallo, a cui dedicare la vita: un'altra donna che stesse loro a fianco dopo che la prima li aveva trascurati e abbandonati; un nuovo lavoro, dopo che il primo li aveva traditi e delusi; un'occupazione e un passatempo con cui ingannarlo, il tempo che non passava più e che non sembrava mantenere le promesse: neppure una!

Quando ci siamo rivisti, anni dopo i fatidici esami di maturità, in molti erano sfigurati ed irriconoscibili. Cosa ne era stato del loro entusiasmo e dei loro sogni? Quanto tempo erano stati nel deserto e chi cosa vi avevano incontrato?

Molti preferirono non parlarne; altri fare finta di niente. Ed una volta a casa, piansi amaramente: né fui il solo, credo. Almeno la commozione e la misericordia...

E' per questo che ad un tratto abbiamo deciso di smetterla con questi raduni: per non continuare a far la conta dei fallimenti e degli smarriti: di quelli che avevano atteso a lungo, apparentemente invano; e di quelli che avevano precorso i tempi e alla fine s'erano trovati senza fiato e quindi senza idee.

Ora la mia idea è qualcuno ci venga a dire ancora "Vi diedi una terra che non avevate lavorato, abitate in città che non avete costruito e mangiate i frutti di vigne e oliveti che non avete piantato", benché - se una parte di quella terra è sorprendentemente nostra e produttiva - ce n'è pure tant'altra sulla quale ci siamo spezzati la schiena e che non ha dato frutto, abbandonati come l'aratro pascoliano in mezzo alla maggese.

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E' ciò che incontriamo lungo il cammino, mi sembra: terra fertile e deserto. E quello che piantiamo sulla prima ci fa soppravvivere nel secondo. Anche se coltivare la terra non é semplice anzi spesso impegnativo, faticoso: ma che meraviglia aspettare e raccogliere a due mani frutti sani, veri,coltivati con amore su quel terreno dove vengono riposte tutte le nostre speranze, le nostre energie. Certo a volte due, tre mesi di estate calda o esageratamente piovosa (eventi non prevedibili) possono alterare il raccolto. Ma la terra rimane la nostra e l'attaccamento che abbiamo, il legame creato dall'uomo, contadino della propria vita, con la sua terra/cammino e fonte di vita é più forte della imprevedibilità delle stagioni. Quel contadino affronta il deserto, non a caccia di farfalle da collezione (le lascia a quelli dei ristoranti alla moda, con fuori serie, vacanze di lusso, ecc...), ma in cerca di acqua per il suo terreno quello dove vorrebbe vivere fino alla fine dei suoi giorni. Le calamità naturali, le difficoltà economiche o di altra natura sono i nemici reali che attaccano il suo operato, ma egli - spesso persona di fede - non molla, di sicuro non nel cuore e fino a che la terra darà anche un solo cenno di vita, egli ci crederà. Verrà deriso dai ricchi, dagli intellettuali fine a se stessi, da quelli per bene che a fine serata hanno le mani pulite, ma l'anima da mettere a lavare; del resto giornali, televisione, programmi specializzati sembrerebbero confermare che il settore agricolo é in ripresa grazie ai giovani che hanno restituito il giusto valore a quel piccolo "pezzetto di terra": come in tutte le cose, qualcuno non crede più e qualcuno - grazie e Dio - crede ancora in quello che fa.
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