"Dimoraste lungo tempo nel deserto" - ricorda Dio a tutto il suo popolo, parlando a Giosuè (Gs 24,8). E dimorarvi non è semplice. Benché ciascuno trovi o solo cerchi con affanno il modo per sopravvivere.
Ci sono quelli che trovano una ragione di vita nel raccogliere farfalle ed infilzarle; per farne una collezione; altri che trovano altre ragioni di vita ancora; quelli che cercano una sorgente d'acqua, ovunque essa sia e oasi e datteri e riposo finalmente.
E non stiamo parlando solo sotto forma di metafora: parliamo di quel che è: sotto gli occhi di tutti. Di chi guarda, almeno.
Un uomo, del resto, percorso un bel pezzo della sua esistenza, sa bene che ognuno si trova un modo per campare, una bella proiezione del pensiero, un surrogato del cuore per trovare ancora una ragione o un idolo, perché la sua vita non sia un totale deserto e un abbandono senza oasi né speranze.
Ed ognuno di noi li ha incontrati infatti sul cammino gli Egiziani e gli Amorrei, Balak e i Moabiti, Balaam e i Perizziti. Cananei, Gergesei, Evei e Gebusei: chiunque ci faccia guerra fuori e dentro di noi.
Così come i calabroni mandati avanti a noi, per sgominarli, non sempre sono arrivati in tempo: spesso anzi non secondo i tempi nostri. E talvolta non li abbiamo visti neppure...
Molti dei miei compagni di studi e dei miei amici hanno trovato nel deserto un vitello d'oro o di più vile metallo, a cui dedicare la vita: un'altra donna che stesse loro a fianco dopo che la prima li aveva trascurati e abbandonati; un nuovo lavoro, dopo che il primo li aveva traditi e delusi; un'occupazione e un passatempo con cui ingannarlo, il tempo che non passava più e che non sembrava mantenere le promesse: neppure una!
Quando ci siamo rivisti, anni dopo i fatidici esami di maturità, in molti erano sfigurati ed irriconoscibili. Cosa ne era stato del loro entusiasmo e dei loro sogni? Quanto tempo erano stati nel deserto e chi cosa vi avevano incontrato?
Molti preferirono non parlarne; altri fare finta di niente. Ed una volta a casa, piansi amaramente: né fui il solo, credo. Almeno la commozione e la misericordia...
E' per questo che ad un tratto abbiamo deciso di smetterla con questi raduni: per non continuare a far la conta dei fallimenti e degli smarriti: di quelli che avevano atteso a lungo, apparentemente invano; e di quelli che avevano precorso i tempi e alla fine s'erano trovati senza fiato e quindi senza idee.
Ora la mia idea è qualcuno ci venga a dire ancora "Vi diedi una terra che non avevate lavorato, abitate in città che non avete costruito e mangiate i frutti di vigne e oliveti che non avete piantato", benché - se una parte di quella terra è sorprendentemente nostra e produttiva - ce n'è pure tant'altra sulla quale ci siamo spezzati la schiena e che non ha dato frutto, abbandonati come l'aratro pascoliano in mezzo alla maggese.