E' molto strano che fin da questa mattina mi accompagni questa idea costante del profumo. Sono partito stamane infatti con una riflessione in merito al Salmo 140 in cui si parla del profumo dell'incenso;
poi mi sono accorto che il passo del Vangelo riprendeva l'episodio del profumo di nardo versato sui piedi di Cristo da Maria di Magdala con tutto il finto moralismo di Giuda; a questo faceva seguito tutta la preghiera dei fedeli con la continua evocazione del profumo della preghiera e dell'offerta;
infine in Chiesa mi sono accorto di quel gran profumo di fiori - nulla di miracoloso! - che aleggiava intorno e infine mi sono ricordato del profumo di Medjugorie e del profumo che sento al mattino, quando mi sveglio e quando vado a correre in campagna.
La vita ha un senso olfattivo ed ha un buon profumo, quando lo ha (talora non ne ha o invece il suo odore è pessimo).
Forse perché così legati al mondo dei sensi e a quello degli animali, il profumo per noi è un senso importante: persino il buon profumo di un corpo è determinante nell'attrazione; il profumo dell'alito e della biancheria, di una casa e di un armadio, il profumo dei ricordi.
Dopotutto lasciare dietro di sé un buon profumo è il senso della nostra vita e sicuramente Dio lascia un buon profumo di sé, come la santità, che profuma di fiori: si dice in odore di santità.
Senza contare le manifestazioni del sacro: Maria che si appalesa con profumo di fiori; i corpi incorrotti di chi ha ben vissuto e dei santi che lasciano un profumo dolcissimo e soave. Il profumo è il contrario della corruzione della morte.
Così mi è tornato alla memoria il ricordo bellissimo di mia nonna e dei piatti buonissimi e bellissimi cui si dedicava e di cui tutti conservano ancora memoria. Di lei è rimasto un buon profumo dappertutto, come di una fragranza che sa di cibo e di cucina, di amorevole dedizione, di dolci e di piatti succulenti da portare ai suoi commensali, ai suoi amici, ai suoi familiari. Tutti ne ricordano il profumo più che la voce...
E così è anche per Cristo, il cibo di Lui, il suo corpo, il suo sacrificio, quel pane fragrante offerto ai suoi amici, in una cena e dopo quella in infinite altre:
di lui resta il profumo di un cibo preparato con cura, con tutto se stesso, con tutta la dedizione e la passione che può dare solo l'amicizia.
E' solo l'amicizia, l'amore, che ci fa diventare i cuochi migliori del mondo: aver dedicato del tempo, una parte di sé che fa sì che quel cibo sia così inimitabile.
Non c'è chef, non c'è cena preparata da altri che possa superare il nostro impegno, il nostro amorevole impegno.
Ti dono il mio tempo, la mia fatica, la mia creatività. Non sentite che profumo? E' questo il motivo della festa. E non c'è festa che non sia un dono del proprio tempo.
Di questo profumo abbiamo bisogno come dell'aria. L'aria che senti nel corridoio di casa quando ritorni per mangiare e per stare con gli amici. Stare a casa e alla stessa tavola: non c'è un modo migliore per dirsi "dividiamo il pane e il sudore. Siamo una sola famiglia".