"E' difficile elencare qui tutti i tipi ed i diversi ambiti dell'attività "da samaritano" che esistono nella Chiesa e nella società. Bisogna riconoscere che essi sono molto numerosi, ed anche esprimere la gioia perché grazie ad essi i fondamentali valori morali, quali il valore dell'umana solidarietà, il valore dell'amore cristiano del prossimo, formano il quadro della vita sociale e dei rapporti interumani, combattendo su questo fronte le diverse forme dell'odio, della violenza, della crudeltà, del disprezzo per l'uomo, oppure della semplice "insensibilità, cioè dell'indifferenza verso il prossimo e le sue sofferenze.
Così la Salvifici Doloris di cui quest'oggi completiamo questo rapido excursus, mentre commenta la parabola ben nota del Buon Samaritano, come la storia esemplare per l'atteggiamento umano di fronte al bisogno, alla commozione. Perché - prosegue il documento - non c'è nessuna passività e nessun immobilismo di fronte alla commozione. Commuoversi significa muoversi in sintonia, secondo il bisogno reale dell'altro, farsene carico e attivarsi per prenderselo sulle spalle: L'uomo deve sentirsi chiamato in prima persona a testimoniare l'amore nella sofferenza (nel bisogno ndr.). Le istituzioni sono molto importanti ed indispensabili; tuttavia, nessuna istituzione può da sola sostituire il cuore umano, la compassione umana, l'amore umano, l'iniziativa umana, quando si tratti di farsi incontro alla sofferenza dell'altro. Questo si riferisce alle sofferenze, ma vale ancora di più se si tratta delle molteplici sofferenze morali, e quando, prima di tutto, a soffrire è l'anima.
L'uomo è insostituibile, col suo cuore, conclude il testo di Giovanni Paolo II: il Samaritano non è solo una macchina perfetta che ti soccorra e ti impedisca di restare in strada solo con il tuo dolore; non è un distributore di farmaci che alleviano il dolore; non è un palliativo e un antidolorifico. E' un uomo. Come sei un uomo tu che chiedi aiuti, se assalito dal male, qualsiasi sembianza esso abbia.
E' questo il senso veramente soprannaturale ed insieme umano della sofferenza. E' soprannaturale, perché si radica nel mistero divino della redenzione del mondo, ed è, altresì, profondamente umano, perché in esso l'uomo ritrova se stesso, la propria umanità, la propria missione.
Si alzi in piedi chi non ne ha sfiorato talora l'esperienza.
Farsi samaritani ci fa belli agli occhi del Padre; siamo la sua mano tesa: quella che ci ha preso per la mano destra e ci ha condotto fino a quest'albergo, a questo ricovero in cui ci siamo sentiti a casa.
Mi ricordo sempre di un racconto che soleva fare Madre Teresa. Parlava di un malato raccolto tra le immondizie a Calcutta e della sua gioia nell'essere assistito, perché, pur moribondo, aveva come riassaporato un po' di Paradiso, l'amore stesso della sua mamma, l'unico che lo aveva fatto sentire amato, molto tempo prima: una vita fa.