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Adultero o mediocre?

Pubblicato da enzo ciletno su 24 Maggio 2013, 04:46am

L'uomo si riconosce dai suoi amici e i suoi amici alla fine gli somigliano - dice, più o meno questa mattina, il saggio libro del Siracide. Gesù Ben Shirah, il suo autore, sembra fare quasi un'affermazione lapallissiana o - come siamo abituati a dire da qualche anno una "catalanata" riferendoci al Catalano televisivo recentemente scomparso oltretutto. Eppure non si tratta di nulla di così scontato.

Le nostre relazioni e le nostre amicizie parlano di noi, prova ne sia che quando ci vergogniamo di qualcuna di queste, è perché ci vergogniamo di qualcosa di noi stessi che vorremmo nascondere; e quando ne siamo invece orgogliosi è perché quell'amico rappresenta l'aspetto migliore di noi stessi, almeno a nostro giudizio.

Eppure i nostri amici parlano di noi soprattutto in quanto parlano della solidità dei nostri rapporti e delle nostre relazioni. L'amico vero ("il tesoro", dice il Siracide) è quello che non ti abbandona nella sventura, allo stesso modo in cui siamo amici veri, se nella sventura altrui non siamo subito pronti a battere in ritirata.

I discepoli di Gesù non furono amici veri (di fronte alla sua cattura ed alle imputazioni rivoltegli contro se la svignarono); amico vero lo fu lui, perché, nonostante il tradimento e lo sconforto successivo ad esso, non oppose la vendetta e il ripudio, ma mantenne intatto il suo affetto e la sua promessa.

"Ripudio" dunque. Eccola la parola di oggi del Vangelo: come "adulterio".

I farisei chiedono in merito al divorzio e al ripudio. E Gesù risponde riferendosi a quella legge che Mosè aveva dato loro e che in realtà rispondeva a ciò che è ben noto del cuore dell'uomo: che è duro e che tende a tradire. Che sia messo per iscritto!

Amicizia e amore del resto sono termini assai simili anche per noi e sono relazioni che molto si somigliano: indicano entrambi una "Filia", un'affinità, che però, se vera, somiglia molto ad una patto e ad un'alleanza, cioè implica una lealtà ed una fedeltà.

Così nell'amore come nell'amicizia il crogiuolo da passare per riconoscerne l'autenticità è la prova, il dolore, la difficoltà, la capacità di essere fedeli.

L'uomo non sempre sa esserlo (oggi più che mai) perché preferisce rapporti non impegnativi su questo aspetto e quindi non fedeli, direi opportunistici e quindi anche non trasparenti, non leali.

I tuoi amici spesso ti somigliano, dunque, e soprattutto possono dirsi amici veri come partner veri solo se sanno essere fedeli e leali: ti amano comunque.

Ecco perché il modello dell'amore è sempre quello di Cristo e di Dio nella nostra storia della Salvezza, dal momento che - nonostante i tradimenti e le difficoltà - il suo amore e la sua promessa di lealtà è rimasta per sempre.

Ma così come è possibile che gli uomini somiglino a Dio ed alla sua fedeltà anche nei rapporti; è anche vero che in fondo al loro cuore gli esseri umani almeno in parte somigliano anche al peggiore dei Giuda: siamo tutti capaci di tradire e di abbandonare il campo di fronte alla difficoltà. Il che infine ci fa concludere che la legge mosaica, completata da quella evangelica, non decade ma si completa: che non si ripudi e non si tradisca è sempre una legge da non trasgredire - intendo - benché il cuore dell'uomo continui ad essere un cuore duro, pur essendo stato visitato da Cristo e dalla sua buona novella, la Nuova Alleanza.

Così che, se il permesso mosaico nasce da una sorta di realismo nei confronti della natura umana e più ancora è lo specchio di un valore (non si tradisce perché il vero amore è un patto che dura al di là di tutto come conferma Gesù e la storia della salvezza che in Lui si compie); del resto chi tradisce non può non essere perdonato, visto che costui non è diverso da ciò che siamo noi - almeno in potenza - dentro noi stessi: portati alla superficialità e al tradimento, a fare degli altri uno strumento di consumo, un mezzo per il nostro piacere quindi e non il fine che è il bene, il piacere vero della persona. Quanto volte poi sia possibile sopportare questo, la fiducia malriposta, il tradimento, potrebbe essere "all'infinito", il settanta volte sette di cui sappiamo; il che certo indica la perfezione (Dio perdona sempre). E' che l'uomo - che ha un cuore più piccolo - l'uomo che tradisce, come Giuda, ad un tratto ha vergogna egli stesso di tradire ancora e di essere inaffidabile. E allora sceglie di allontanarsi, di sparire, di non essere più tuo "amico", quindi il suicidio.

Continua ad uccidere e ad uccidersi, ripetendo all'infinito questa dinamica patto/inganno. Si sente furbo perché lo scherzetto riesce sempre ( come la finta di certi calciatori monotoni: fintano sempre allo stesso modo e prima o poi gli avversari li smascherano e li bloccano), ma in fondo si accorge di essere solo, separato, incapace di fare altro, fedele solo al proprio istinto omicida: fondamentalmente un mediocre. E sceglie di morire incapace di credere che altri siano in grado di fare ciò che egli non riesce: perdonare a se stesso la sua inadeguatezza e la sua mancanza di fiducia, prima di tutto in se stesso.

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Gli Amici veri, viva Dio esistono, quelli che conoscono i sapori veri della vita e sanno che diamo anima e corpo per non tradirli da quando li abbiamo conosciuti; sanno, anzi lo sentono nel cuore e sulla pelle, che malgrado i problemi, la lontananza, le apparenze, il tempo, fanno parte di noi tanto da trasparire. E, anche quando fanno fatica a capirti, cercano di accettare il tuo modo di essere, le tue scelte, i tuoi tormenti, ma non dubitano mai dei tuoi sentimenti e non perché non gliene dai modo, ma perché dividono il cuore con te, un pò come i fratelli gemelli che vivono in sintonia. Sanno (se é vero che ti conoscono) che lotti come un matto per quello in cui credi anche quando conciliarlo con la realtà é faticosissimo. I finti amici, i furbi non soffrono, ad un certo punto ti mollano e cercano fra la brodaglia che c'é in giro, disponibile, a portata di mano perché hanno bisogno di avventure emozionanti magari di un giorno per dissetare le loro necessità del momento. Un cosa però é vera, nella vita non tutti ricevono da Dio il dono di incontrarne uno, chissà perché ....forse é per dimostrare agli increduli che averne uno é un piccolo miracolo che solo gli amici sanno riconoscere e coltivare malgrado tutto il resto. Chi di noi non si é messo contro genitori, conoscenti, mogli, mariti, figli, datori di lavoro, parenti per un vero amico ? Magari le ossa ne escono doloranti, ma che gioia nel cuore, che battito cristallino da questo sodalizio: qualcosa che né il tempo, né gli uomini possono sconfiggere e Cristo, che legge nei nostri cuori l'onestà dei nostri sentimenti, anche come giudice del nostro operato sa indicarci se e quando continuare a lottare per Amore ed Amicizia e viene quasi naturale.
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