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Facci un segno: perchè non parli?

Pubblicato da Enzo Cilento su 13 Ottobre 2015, 07:13am

Tags: #mater et magistra

Facci un segno: perchè non parli?

“Dammi un segno e crederò”. Anche in amore. Nella solidarietà. E persino nell’odio.

Insomma i segni sono più importanti delle parole, sempre; e le parole non parlano più, perché delle parole nostre e altrui abbiamo imparato a diffidare. Con le parole si può dir tutto ed ogni cosa, sostenerla; sono i segni e i fatti a parlare fino in fondo. Della lingua che vorremmo sentire e in cui vorremmo credere. Basta guardare il nostro quotidiano.

Lo chiediamo pertanto alle persone; persino ai politici; lo chiediamo ai preti, agli ideologi; ai predicatori. “Ti sono amico, per te farei ogni cosa. Lo sai che ti voglio bene” – ci diciamo.

E alla prova dei conti si fa la tara delle affermazioni di maniera.

Insomma, i segni.

E’ così che impariamo a stare in silenzio; a far le cose, a vivere col cuore o senza; e a darci (o a non darci) da fare; prima di fare proclami. Signori, un po’ di pudore, almeno a parole!

Non si tratta di un errore, in linea di massima.

Non ci bastano a volte quelli che abbiamo: i segni e le dimostrazioni. Non ci parlano più. Diffidiamo. E invece se mi fermassi, farei come la regina del Sud, una pagana, che vive nel lusso tra ben altri riti, che venne fin qui perché in quei fatti lesse qualcosa di straordinario; mentre persino i più lontani, Ninive per dire, capirono che qualcosa di grande stava per accadere. Capita quasi sempre: prostitute e puttane; eunuchi e peccatori vedono quel che noi “retti” non più vediamo. Tanto che quel che a loro parlava (parla), a noi non diceva niente.

Fu così che ci abituammo ad esser sordi e ciechi e zoppi, quelli veri.

“Dacci un segno, un segno in cielo, un fulmine, un sole che gira vorticosamente su se stesso – come se fosse Zeus a mandarlo dall’alto - se vuoi che crediamo che qualcosa di grande sta accadendo intorno a noi”.

Così passano i giorni e nulla cambia; e un po’ tutto passa invano. I segni sono sempre più inintelligibili e tutto è muto, anche l’amore. Resta solo il rancore “perché non parli?”.

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