Ora ne sono certo. La parola essenziale, l’invocazione delle invocazioni, non può che essere “effatà” ovvero “apriti”. Non solo per aprire le orecchie ai sordi e dare la parola ai muti, ma per aprirci gli occhi, per metterci in relazione con ciò che ci è intorno. Ed è questo il segreto non solo del Vangelo ma di ogni vera spiritualità.
Solo l’armonia e l’essere “correttamente” in relazione con ciò che ci circonda ci rende possibile conoscere e amare, talvolta lottare. La chiusura non lo permette e neppure l’autodifesa.
Ecco perché chi vuol salvare (preservare) la propria vita, farne solo una specie di giardino privatissimo ed incantato, alla fine la perde; non solo perché si perde il gusto di vivere, ma perché questo finisce con il rendere impossibile affezionarsi alle cose, alle persone, prendersele a cuore.
Ed è qui che sta la differenza, mi sembra.
Tutto ciò, senza pretendere da noi l’impossibile e neppure di essere stratosfericamente efficienti: non siamo esattamente delle società di servizi o “solo” di volontariato.
Mille infatti sono le manifestazioni del prendersi a cuore, dell’aver cura, mille i modi, purché gli occhi e le orecchie siano aperti; purché si impari a chiedere ed a confortare.
Effatà dunque! Apriti senza aver paura; senza volerti risparmiare il dolore e le difficoltà di nessuno; eccolo il cuore di carne che prende posto di quello di pietra; eccola la circoncisione del cuore, tagliare quella carne che ci impedisce di essere fecondi e relazionali, quella membrana che ci impedisce di vedere.
Ecco infine anche i cento fratelli e sorelle, sovente; e campi e buoi e tutto quello in più che è promesso a chi lascia il giardino incantato del proprio io da difendere a denti stretti e si rilassa invece in un bel sorriso, in uno sguardo aperto e in un orecchio fine, capace di udire anche un alito di vento, una voce appena sussurrata sulle labbra del vicino.
Senza fare troppa poesia: tutto questo comincia da chi è a fianco a te. “Rilassati! Take a breath! Sorridi! Smile!” – avrebbe detto Charlie Chaplin.
E’ l’irrigidirci che ci manda a fondo: della nostra solitudine e della nostra disperazione. Fu così che cominciarono a camminare, a scivolare sull’acqua. Come Chaplin, il poeta un po’ brillo sembrava prendersi gioco del mondo, tanto per citare Rimbaud.
