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L'autostrada del cielo

Pubblicato da Enzo Cilento su 20 Agosto 2015, 14:33pm

Tags: #mater et magistra

L'autostrada del cielo

Ne possedevo a centinaia di automobiline, da bambino. Mio nonno materno soprattutto, quando arrivava da Roma non mancava mai di regalarmene qualcuna. Alcune le ho ancora davanti agli occhi. Lui amava quelle a grandezza naturale e le cambiava anche con una certa frequenza: la sua passione.

La sua più bella, una delle ultime, una bellissima Lancia Beta Coupé, marrone testa di moro, che guidava con la sua solita spigliatezza. Delle mie invece preferivo una Citroen Pallas Ds 21, quella restata alla storia come “il ferro da stiro”, la macchina presidenziale dei francesi, di Pompidou e di Mitterrand, un vero orgoglio nazionale, del tutto sciovinista, come solo ai francesi è dato vivere e sentire.

E poi la Giulietta della Polizia, il Duetto dell’Alfa Romeo (un’altra delle mie preferite), rossa naturalmente; e infine Fiat e Chevrolet, Chrysler e Mercedes; Ford e Renault. Trascorrevo pomeriggi interi a giocarci nel giardino di casa costruendo attorno a ideali tragitti, storie fantasmagoriche e normali, spesso solo, dialogando ad alta voce.

Mi torna in mente la cosa, ora, ripensando al padre di mia mamma, a quel nostro amore condiviso; come quando davanti alla vetrina mi invitava a sceglierne qualcuna da portare via.

Erano i giochi e i giorni di quarant’anni fa, di un mondo che faceva boom e che nell’auto vedeva il simbolo di questo e della sua libertà.

In età da patente fu ancora una Citroen, la mitica 2cv, Charleston, nera e bordeaux, la prima che ho posseduta. Poesia allo stato puro e viaggi un po’ così, sotto la pioggia e col lunotto appena, appena visibile; con una capotte in tela a prova di temporale; con il cambio a mano all’altezza del volante e una tenuta in curva come quella di un vascello. Fierissimo di quel che rappresentava, una giovinezza che sembrava la prosecuzione e il coronamento dei mie giochi di bambino, in giardino, da solo, coi modellini del nonno e quelli ricevuti a Natale. Con quelli dei regali della nonna e con i soldi risparmiati per averne ancora altri, comprati all’Emporio della piazza principale.

Per anni non ho resistito alla cosa e ancora adulto, fino a qualche anno fa, ne ho comprate ancora. Persino ora non resisto e mi blocco davanti alle vetrine dei negozi di collezionisti. Per me sono un libro di storia, della mia storia; e di quelle che inventavo seduto facendo parlare uno strano francese ai miei piloti che guidavano in Polistyl. Che male c’è dopotutto? Magari mantenerlo quell’animo fanciullo fino alla fine! Non è per noi l’autostrada dei cieli?

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