Certo, la provocazione.
Ripartiamo di là per spiegare il raid di Parigi contro Charlie Hebdo? Con tutto il rispetto dovuto, mi lasciano perplesso (e non solo me) le parole che ieri papa Bergoglio ha rilasciato in aereo, in merito al destino della satira. Oltretutto le morti e le stragi da jihad hanno luogo anche dove la satira non esiste e anche prima che essa abbia voce, in qualche modo.
Ne avevamo già parlato, su queste pagine: in merito ai confini della libertà di espressione, si tratta di una questione di buon gusto innanzitutto, di misura - se così si può dire - di modalità e di sensibilità; persino di prudenza, se vogliamo. Però va detto in tutta onestà che è così sottile il confine tra ciò che offende e provoca e ciò che non lo è: siamo sinceri!
E' che siamo solo dei post-cattolici tiepidi che, se si fa dell'humour garbato sul cattolicesimo e su alcune sue deformazioni/interpretazioni, non per questo ci sentiamo di dover sferrare un pugno di risposta al provocatore, per ripetere quel che ieri ha detto Francesco in volo sulle Filippine?
Io una risposta univoca e certa non la possiedo - diciamocelo - ma mi dico pure che educare anche ad essere provocati, a rispondere con misura, è un compito primario del mestiere di uomo e del cives;
che forse certe "civiltà" o degenerazioni di esse (?) non posseggono ancora storicamente questo privilegio (io ritengo con forza che sia tale) di saper sorridere anche di sè,
ribadito una volta di più che ad ogni modo, talora, l'umorismo di cattivo gusto, la derisione tout court sono sicuramente offensivi (ma quello è un di più e forse non si chiama neppure più satira, è solo e semmai campagna denigratoria, una forma di razzismo, in ultimo...).
Io non credo - ecco, Santità - che il problema sia quello di dire "non provochiamo!" come a proclamare l'undicesimo dei comandamenti, ma di sostenere con forza "aiutiamo a favorire l'affermarsi di una cultura matura e universale, che sia in grado anche di rispondere alla critica di costume con altri strumenti che non siano l'ombrosa e sanguinosa ansia di vendetta!".
E' questo che va favorito: con garbo e con civiltà, con quel così tanto discusso spirito laico (non laicista - come dicono i maligni - ) che fa sì che tutte le persone si sentano tutelate proprio dall'eguale atteggiamento assunto di fronte ad ogni diversità, culturale, religiosa e sociologica.