Cari amici, bisogna combatterla la buona battaglia (della fede): fosse anche una battaglia piena di dubbi e di incertezze.
Non si creda che esista nulla al mondo, nessuna conquista – neppure quella di un lavoro con cui sopravvivere – che non costi.
Quello che non costa nulla vale nulla e costituisce al più solo un piacere personale e temporaneo. Ma non credo che a questo siamo chiamati.
“Rallegratevi” , s’intitola il primo dei documenti prodotti dalla Congregazione per Gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, nell’anno della Vita Consacrata, tratto prendendo spunto dal Magistero di Papa Francesco. Certo, dobbiamo “rallegrarci” non solo per aver potuto accedere alle sofferenze del Cristo, alla sua incomprensione, alla persecuzione talora; ma soprattutto perché in esso è tutto il richiamo costante ad aprirsi: alle altre culture, al mondo degli intellettuali, della ricerca; a quelli che sembrerebbero irrimediabilmente lontani.
Non è bello ch’io qui richiami quanto mi sia costato questo che ho sentito come una sorta di mandato, da subito. Non è bello che dica “Era questo che sentivo”.
La fede non abdica alla ragione, ma una fede che non faccia appello alla ragione, all’intelligenza, alla ricerca, al dono grande che Dio dà all’uomo, è una fede che rischia di essere zoppa, di non poter dire molto a chi cerca una ragione, o mille, mille buone ragioni per credere; per quanto Gesù Cristo sia un milione di ragioni valide e sufficienti certo per credere. Gesù Cristo, certo, a cui però non sono estranei tutti gli studi storici (e teologici) che lo riguardano; l’archeologia biblica e l’antropologia; per non dire degli studi che riguardano la paleografia e l’analisi dei papiri e delle fonti.
Non si crede solo per questo; ma c’è un mondo che su questo ha voglia di interrogarsi e di conoscere, disposto almeno in parte a mettersi in gioco. E noi?
Bisogna combatterla la buona battaglia della fede. E non per difendere qualcosa e neppure per conquistare e per far proseliti, ma perché all’uomo noi dobbiamo il rispetto che Dio stesso gli ha donato, dotandolo dell’intelligenza e della curiosità conoscitiva.
Senza intellettualismi, certo, non limitandoci a questo – è ben vero – ma oggi mi sento nel vero dicendo “ci sono”, con tutto il bagaglio di pensiero e di logica che nessuno mi chiede di annullare. “Credo per capire” – diceva un’antica formula - “e capisco per credere”.
Per questo mi batto. E questa è la mia via! Magari non la sola, e certo non da solo, anche se in sparuta compagnia …