"Tutto posso in colui che mi dà la forza".
Forse persino risorgere.
Se dovessi pensare ad un epitaffio con cui passare a miglior vita - bando in ogni caso alle malinconie! - questo versetto della Lettera ai Filippesi, avrebbe buone probabilità di essere scelta.
La nostra forza che spesso risiede nei nervi, nella grinta adrenalinica che intanto ci consuma; se consiste solo in sé, non può che esaurirci, distruggerci.
Certo, molto di frequente faccio ricorso a questo, stringendo i denti e digrignandoli, fino a consumarmeli. Certo, non di rado la forza la trovo in un carattere mai domo e in un fisico che risponde allo stress, raccogliendo le ultime energie. Poi ne vengo fuori esausto.
Qual è dunque la mia forza? - mi chiedo. E una risposta ce l'ho davvero.
Davanti agli occhi ho un modello di vita che continua a convincermi, a darmi carica. Quel modello è quello di un uomo grande e sensibile, fuori dagli schemi, non schiavo di nulla; capace di vagare in nome di questo, di soffrire, di fare delle scelte coraggiose; di offrire tutta la sua vita per questo.
Il Cristo per me è ancora il migliore degli uomini possibili.
Certo, egli è il Salvatore; egli promette un'altra vita ed una resurrezione. Per quanto, non è già resurrezione aver toccato con mano, ora, un'altra vita, questa, piena di senso e di dignità? Non è già esperienza escatologica e finale, quella di sentirsi così vivi, oggi; così slanciati verso un ideale grande da realizzare giorno per giorno; progettualità?
La vita da quell'incontro è diventata altro: e mi sento rinato. E' lì che sta la forza in cui tutto è possibile.