Capita mai che tutto quello che fino a ieri aveva un senso, d'un tratto è come se venisse illuminato - che dico? - quasi come da una folgorazione?
Ho sempre creduto che salvare la propria vita o invece metterla a disposizione, donarla, ("rinnegar se stessi" - dicono i Vangeli -) significasse qualcosa invece che altro: una sorta di "rinuncia a te"; che è poi quello che sempre ci hanno insegnato, tutti o quasi...
Ero tra i banchi stamani, in una chiesa neanche bella e neppure suggestiva, con brutti stucchi e brutte statue in gesso; e tutto mi è apparso chiaro, d'un tratto: non è così.
" Rinnegar se stessi", "salvare la propria vita" è detto semplicemente in riferimento a quell'atteggiamento di pigrizia mentale, e non solo, che ci vorrebbe far sedere di fronte alle cose grandi cui siamo chiamati:
altrimenti che senso avrebbe dire "che senso ha guadagnare il mondo (il suo consenso) se perdi la tua vita"?
La vita da non perdere è l'occasione unica che essa costituisce: non perdere la tua vita! Non perderti dietro ciò che altri vorrebbero che tu fossi; non inseguire il consenso; rinnega dunque il tuo egoismo, il tuo bisogno di piacere agli altri, a tutti; quella che è la naturale inclinazione a farci accettare ad ogni costo, perdendoci, a farci accettare.
Lo stesso Cristo non è questo che ha fatto?
Ha rinnegato una vita tranquilla, di consensi unanimi, e si è buttato nella vita vera, nel non difendere la sua tranquillità, ma nel metterla in gioco.
Ed è questo che vien chiesto, a chiunque, perché sia felice.
Non cercate di salvare le vostre vite dalle avventure e dalle incognite, dai tradimenti! Non dormite sonni tranquilli come quelli che tutti omaggiano e salutano per strada perché non danno fastidio. Rinnegate insomma la vostra voglia insopprimibile di salvarvi la vita. Mettetela in gioco, che è molto più bello.
Come dice Lui "Non temete!".
La vita è un gioco - serio - ma un gioco...