Mi girava per la testa una strana idea ieri sera. E stamani non era ancora svanita...
Pensavo a quella sorta di "monopolio" delle certificazioni di santità di cui sono in possesso le nostre chiese.
A dirla tutta, c'è più di un "centro specializzato" adibito alla certificazione di cui sopra: per i copti e gli ortodossi; per i cattolici; gli armeni i siriaci e i caldei; e così a seguire.
Di certo la santità - mi sono detto con tutto il rispetto che merita la questione - non ha bisogno di monopoli e di certo c'è molta santità che non è certificata né mai lo sarà.
Mi sfiorava così l'idea che di certo, santi ce ne sono tra luterani e evangelici, pur accusati di divisione e di scisma; santi - immagino - tra i non credenti; tra coloro che professano un'altra fede religiosa e che pure non fanno bella mostra di sé in qualche nicchia e nelle processioni che si fermano sotto le finestre del boss per rendergli il saluto con la prevedibile conseguenza che forse il santo, nell'occasione, finisce col disertarla quella processione: col darsela a gambe levate.
Per quanto questo non dovrebbe essere la prerogativa dei santi, che infatti - di fronte alle difficoltà - non fuggono. Il che non esclude però che una volta accertata la impermeabilità di certi ambienti, noi stessi si venga invitati dal Maestro per antonomasia a scuotere la polvere dai sandali e a cambiare aria.
Riflettendo così, a ruota libera, (che però fa marciare per bene le nostre macchine del pensiero); stamane in chiesa mi sono imbattuto in un commento teologico che rifletteva sul significato di "giustizia e santità", indicando oltretutto come laddove ci sia sete e fame di giustizia, capacità di condivisione; disponibilità a stare dalla parte del debole e del perseguitato, lì c'è santità, lì c'è un Dio, uno spirito che è sicuramente santo che sta attraversando quella vita.
E di questa santità è piena la terra (anche se lo è spesso anche del suo contrario).
Al Sud, in estate, è tutto un pullulare di processioni e di feste per il santo, patrono del paese. Ogni giorno mi giunge qualche bel filmato che ci riprende mentre attraversiamo con i nostri merletti, le nostre tonache e i camici i quartieri del borgo natio.
Come vorremmo che la santità fosse altra piuttosto che una bella sfilata! - mi capita di pensare.
Come vorrei che la santità camminasse in altro modo con i nostri piedi. Si tratta di quella santità che non cerca certificazioni, ma gli uomini e quel desiderio grande che hanno dentro di parlare con quel Dio di cui sentono nel ventre, nei bronchi, nel cuore, come un'eco che non lascia loro requie.