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Fermo immagine

Pubblicato da enzo cilento su 19 Aprile 2014, 08:41am

Tags: #attuale

In questo "grande silenzio , perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio che è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi" - come racconta un'omelia antica del sabato santo - e pare essere d'un tratto nello scenario di un libro di Grimm, mondo incantato, Bella Addormentata con tutto il castello vittima dell'incantesimo e i boccali versati a metà e rovesciati sulla tavola, il fuso caduto in grembo alla vecchia, le stoviglie abbandonate sul buffet, un fermo immagine una natura morta e le guardie e i centurioni preda di uno stupore che li ha pietrificati: ieri oggi e sempre.

"Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato a quei Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù...Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce".

Ed è una bella risposta alla delusione di essersi sentito lasciato solo e abbandonato: che nessuno lo abbia compreso e difeso con i mezzi della giustizia e della ragione, oltre che del cuore.

Perché da un'altra parte, altri hanno sostenuto di non averlo mai conosciuto e che loro non avevano nulla in comune con quel volto sfigurato, prima di diventare morto.

Perciò tutto si cristallizzò, tutto si fermò e la terra divenne - sotto un vento gelido e un cielo plumbeo - la terra diventò un luogo fermo e inospitale, un sepolcro e il luogo della morte.

Era lì che se n'era andato del resto, nel sepolcro, fin da subito, fin dalla nascita: tra i morti che sanno essere gli uomini quando non vivono per quello che sono: siamo davvero dei morti anche solo essendo a metà uomini e metà belve, centauri e satiri, sfingi. L'uomo o è sé stesso o è altro da sé e quel che gli manca lo fa essere poco più d'un cadavere.

Andò a prenderli e a svegliarli: Cornelio il centurione e Lazzaro; Maddalena e Matteo Levi; l'emorroissa e il malato di lebbra; l'uomo della piscina di Siloe e la donna di Samaria.

Quell'ultimo sabato, mentre in superficie tutto si fermava come nelle favole cupe dei romantici, andò a chiamarli fin nelle viscere e negli anfratti dell'Ade: i saggi e i filosofi, stoici ed eroi, censori e legulei: un mondo di ciechi illuminati che attendeva di ritrovare una sola ragione per la loro vita spesa all'inseguimento del Bello e del Buono, di un qualcosa di grandioso per cui vivere.

E la sua voce risuonò facendosi riconoscere per primo dai poeti, come una lira accordata sulle dita diafane di un Dio.

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