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Per quello che siamo

Pubblicato da enzo cilento su 6 Febbraio 2014, 17:05pm

Tags: #attuale

Per quale motivo Dio vorrebbe la natura e l'uomo, se non perché li ama?

Queste considerazioni hanno il loro posto e, quando arrivano, non hanno niente da perdere a fermarsi su di una visione del mondo e di Dio che dà loro fondamento (razionale).

L'universo in cui vive il cristiano è abitato da Dio nel senso stesso che, per mezzo di Dio, esso universo è qualcosa; senza comprendere questo, si rischia di perdere le tesi fondamentali della teologia, ivi comprese quelle che trasmettono direttamente l'insegnamento del Maestro sulla cooperazione di Dio all'azione delle creature e sull'economia della Grazia stessa. (Etienne Gilson)

Solo così i moti del cuore, le stesse spinte emozionali e persino irrazionalistiche che ci portano a postulare una qualche fede trovano un radicamento che è una risposta al nostro sentire come esseri razionali ed in second'ordine, emozionali.

Dio vive in noi e con noi nella misura in cui la nostra vita dipende dalla sua presenza, fin dall'atto in cui siamo e fino a quando saremo, perché chiamati ad essere dal nulla e condotti ad essere con Lui, con una dignità altissima che deriva dall'essere chiamati - tutti - ad essere: con un obiettivo ed una ragione.

Dio non è una sorta di incontinenza per cui tutto verrebbe prodotto perché l'essere e il creare deriverebbero dalla sua natura e dalla sua eccedenza; la nostra chiamata corrisponde ad una scelta deliberata, ad una lettura della nostra vita come designata ad avere un senso ed a rappresentare una compresenza, la sua.

Siamo chiamati a partecipare e a farlo partecipe della nostra esistenza: perciò siamo sempre in due, mai da soli, in relazione.

Chiamati in fondo a prendere coscienza di questa generazione e di questa partecipazione al suo essere, di prendere parte alla vita, alla sua: ex parte Dei, a partire da Dio, come Figli, porzione di Dio in terra.

Solo questo soddisfa la nostra domanda e solo questo fa sì che ad ogni uomo si riconosca la dignità assoluta e libera che ogni uomo porta in sé, autodeterminato in quanto determinato, mosso, spinto e finalizzato, nell'essere e per vie infinite e creative, dall'infinita dignità che gli deriva dalla libertà dell'essere, che non dipende neppure eminentemente dalla materia e neppure da tutti i beni che pure portano in sé l'amore di Dio per il loro stesso essere e la loro relazione con il resto del creato, con l'uomo.

L'uomo, intelligenza suprema chiamata a prendere coscienza che il suo cuore batte di un'emozione e di una consapevolezza capace di attingere fino alla ragione stessa dell'essere chiamati alla vita.

E' questo e solo questo che ci renderà capaci di non usare gli altri, di non strumentalizzarli, di non farli diventare strumenti dei nostri disegni, del nostro egoismo e del nostro piacere: dentro di loro, dentro ciascuno di loro, è la stessa presenza del disegno di Dio; il loro essere è deposito dell'amore di Dio, tutti chiamati "non necessariamente" ad essere, ma amati al punto da essere generati: per essere amati e rispettati. Esattamente come noi.

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