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Io mi ricordo

Pubblicato da enzo cilento su 27 Gennaio 2014, 17:27pm

Tags: #attuale

La voglio questa memoria qui che non cancella e non butta via niente, trasformandolo.

Voglio la memoria e il ricordo: non la "damnatio" di essa, la condanna al silenzio e la rimozione.

Tutto ciò che ricordo serve a darmi una speranza di non aver visto e sperato invano. Perciò mi ricordo delle ferite e delle sconfitte, delle vittorie e delle débâcle di ogni ragione: perciò si leggono i libri di storia; e la storia di sé e degli altri, le nostre relazioni, per non restare come la tabula rasa su cui si scrivono sempre le stesse cose e si dimenticano un attimo dopo senza lasciare segno.

Mi ricordo perché ho coscienza; "amarcord" (mi ricordo), avrebbe detto Fellini; perché tutto il mio materiale fantastico prende forma da questo magma che non è mai indistinto se non vivendolo, al momento. Per il resto, esso si metabolizza e si trasforma, diventa altro: mi fa diventare altro soprattutto, ogni giorno di più: spero, ogni giorno più consapevole.

Si ferma la memoria come un fotogramma e come il flashback della pellicola e del ricordo, come la vita che ricomincia a svolgersi, mentre s'ode la sirena che ferma la vita per qualche minuto lungo le strade della nostra Gerusalemme terrena.

Chi stava occupandosi di se stesso e delle proprie cose, dei propri affari, resta in piedi vicino al proprio banco e con il libro in mano, con il filo nella cruna del suo ago; con un assegno non firmato, le Parche immobili prima di tagliare; con il tubo della benzina da infilare nel serbatoio, con la penna sollevata dal foglio, con gli occhi abbassati davanti al bancomat o al proprio pc, con la foto del portafogli sotto il sole.

Non è lugubre questa sospensione di vita; lo è assai di più la sospensione e la censura di ogni ricordo invece; impedire e non volersi fermare perché non è utile farlo più.

Ché tanto la morte ha il suo corso, come la vita; e che nessuno può tornare indietro, non vogliamo parlarne più, né ora né mai.

La morte avrà i suoi occhi gelidi e li ha già sbarrati, ma vogliamo dimenticare. Perché vivere è dimenticare, anzi per vivere occorre dimenticare.

Meglio sarebbe dire semmai "per sopravviversi": ché tanto non è vita quella che non vuole ricordare da dove viene, da quale filo e dov'è sospesa; non vuole fare i conti con il termine e il principio di ogni viaggio.

Della morte non si parli, se vogliamo che trionfi la vita...

E' una finzione invece dopotutto e la messinscena carnascialesca di una vita senza fine, senza ferite, richiede l'ebbrezza dell'inconsapevolezza.

"Io ricordo invece fino all'ultimo istante, senza covare desiderio di vendetta" ma consapevole di tutto quel che mi porto dietro, come di una vedovanza; della montagna su cui sono salito come un nano e un topolino.

Dietro di me l'eco delle morte stagioni, montagne di vite e di morti, di dolori e di ingiustizie, di orrori e di eroismi, di bellezze e di brutture senza fine.

Io mi ricordo e questo mi fa essere quel che sono: un uomo pieno di dignità, che marcia sulla pelle di generazioni di uomini di donne di innocenti e di vittime, di carnefici e di aguzzini.

Sono quel che sono, fermo sul binario di un'esistenza che è sempre un po' pellegrinaggio al buio, da un lager ad un'oasi di salvezza, dalla terra e dalle camere a gas ai cieli che profumano di primavera e di speranza.

Ho speranza perché ho memoria.

Chi non ne ha, non ha che un'illusione.

Quella che il male non ci riguardi; invero, neppure il bene. Che in questo formicaio, è sempre festa e baldoria.

Mentre io sento il rumore delle armi e vedo in lontananza il fumo del campo di battaglia. Domani sarà un giorno migliore se saprò capirne le ragioni; se saprò agire perché mai più infine...

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