Ci risiamo, come ogni anno e come spesso accade su questo blog: Santi Innocenti e Sacre Famiglie non sono solo festività (oggi e domani) che si susseguono nel tempo di Natale. Sono anche due concetti connessi.
L'innocenza di un piccolo si avvera solo in una famiglia santa dopotutto, cioè dove ci si dona per lui, per garantirgli un tempo di innocenza protetto e magari prolungato: la vita è già lunga abbastanza per fartela perdere l'innocenza, col passare del tempo.
Dovremmo essere genitori, custodi di questa tenerezza e di questa pulizia interiore che invece tutto congiura a farci perdere.
Leggevo giorni fa di questi bimbi usati come adulti in tv (innegabile); nelle pubblicità; vestiti o svestite come Lolite e truccate, ammiccanti; mentre noi genitori li guardiamo proiettando le nostre aspettative andate in fumo, su di loro.
O di quegli adulti (?) che al campo di calcio si azzuffano per i ragazzini in campo (?), litigando e usando epiteti irripetibili come se giocassero la partita di "Fuga per la vittoria" - "o si vince o si muore - invece che un torneo per dodicenni o giù di là.
Ne ho parlato tempo fa, citando Gaber; lo ridico ora: sono santi e innocenti che stiamo rovinando. Abbiatene pietà.
Bisogna aver rispetto per i loro dodici anni: che giochino a crescere tappa dopo tappa e che non si prestino ai nostri giochi e alle nostre proiezioni: fossero pure le più pulite e non sfiorino neppure, oltretutto, la sfera sessuale; anche se - fanno notare gli esperti - una bimba o un bimbo che ammicca in una immagine pubblicitaria è sempre un invito alla legittimazione dei nostri abusi di adulti.
Questa è la santità che è richiesta oggi ad ogni famiglia: quella di custodire bambini "bambini".
Mi direte che il mondo fuori è ben altra cosa. Ma è per questo che "si torna a casa" e che questa è il nostro rifugio e il nostro nido dove essere allevati: la casa non può essere un piccolo microcosmo e un clone del mondo esterno, il piccolo deserto che sta fuori e la piccola giungla.
Me ne tornavo a casa, da ragazzino, quando le cose non andavano bene a scuola e con gli amici; andavo da mia nonna o nelle case degli amici dove mi sentivo protetto e ascoltato, compreso.
Noi siamo la casa di questi piccoli che nessuno vorrebbe più innocenti. E noi dovremmo costituire quel nucleo di famiglia sacra dove poter avere tutto il tempo per rielaborare e confrontarci, raccontare ed essere ascoltati: genitori che non hanno rinunciato ad essere vicini a chi è stato dato loro in affidamento: come dovrebbe essere nella scuola e in tutti i luoghi adibiti alla crescita di gente il meno possibile infelice, il più possibile libera e rispettata nella propria evoluzione umana.