"Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo infatti non si diffuse tra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione...voi, convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero" - esordisce quest'oggi la bellissima I Lettera di Paolo ai Tessalonicesi.
"Chiamati" dunque e "convertiti": dagli idoli a Dio. Immagine che sempre mi riconduce ad Ambrogio e al suo "quanti padroni hanno, coloro che sostengono di non aver alcun Padrone".
Non entro nel merito degli idoli di ciascuno di noi, del resto; ognuno ha i propri.
Di certo ne avevano, per Cristo, scribi e farisei "che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente, di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geenna due volte più di voi".
E' il Dio vivo e vero invece che siamo chiamati a servire, quello che ci ha messo in vita e ci ha resuscitati con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione, con una ragione così profonda che tracima l'intelletto e la ragione.
E' il Dio che popola i nostri sogni e le nostre visioni, i nostri piccoli grandi progetti; per il quale ci si sveglia avendo davanti agli occhi quel Cristo Crocifisso, ginocchia sbucciate e carne viva sotto, che non incute nessun orrore, nessuna paura, ma amore, "amico mio"...
Quelle ginocchia che - non so perché - di questi tempi spesso mi ritornano alla mente, come nel Cristo livido e deposto dalla Croce, del Mantegna e che mi ha già promesso, fin dal mio risveglio: "Oggi stesso sarai con me in Paradiso" - come al ladrone pentito.
E' al ladrone che si rivolge, sotto ogni latitudine; lo fa salire sull'ambone e andar per strada a parlare con le parole che Lui continua a dire, a suggerire, senza ipocrisia, solo misericordia.
Nulla m'appaga più di quegli occhi e di quelle mani che dicono grazie per aver permesso loro di parlare con le parole tue, nel corso di una Messa. Accogliere.
E sentirsi che quasi scoppia il cuore al vederle ancora quelle ginocchia e quel Crocifisso che ti rassicura "oggi, anzi già ora con me, in questo Paradiso".
Solo un riflesso del tuo amore.