Potrei dire in tutta onestà di aver fatto esperienza della pazienza di Dio negli ultimi tempi, della sua capacità di attendere. Forse l'attesa oltretutto è sempre un segno dell'amore, se non dell'intestardimento (sottilissima la linea di confine) dal momento che l'uno e l'altro nascono comunque da una grande passione. E in Dio, questa passione per l'uomo, per ogni uomo, non cessa: credo non abbia limiti...
Penso adesso alla passione per la scrittura in alcuni; in altri per il teatro; nelle discipline sportive: solo chi sa soffrire e attendere i risultati, questi ha successo; solo chi soffre ottiene frutti che durano, non effimeri, capaci di alimentare una famiglia intera e i suoi discendenti, per usare un linguaggio biblico.
Anche in chi attende che la verità venga a galla (penso alla mia vicenda presso il giornale, al caso di corruzione per il quale, opponendomi ad esso, sono stato fatto fuori) l'attesa viene premiata ed in lui il darsi da fare, l'affidarsi e infine saper attendere sono tutti aspetti essenziali, che per certi versi accrescono la sua giustizia (non così la vendetta)... Potrei infine aggiungere quel che ho visto e vissuto nelle case religiose in cui sono stato di recente...
Ma questo in ogni caso non deve farci beare. Perchè se l'attesa ci premia con la giustizia, saper attendere e quindi resistere senza aspettarsi immediata soddisfazione, stare sulla croce, è ugualmente opera di giustizia: come concedere l'occasione e il tempo ad altri, direi assumere il metro e il tempo del vignaiolo che dice "proviamo ancora a intervenire. Altrimenti tu lo taglierai". E forse questo sta a indicare come i nostri giudizi tranchant vadano smussati, le nostre condanne sommarie rimandate; come, benchè occorra più fatica, sia più giusto curare e potare piuttosto che abbattere; non pensare che quella gente abbia fatto quella fine perchè sia peggiore di noi.
Altri vi giudicheranno come loro quando toccherà a voi e non è un giudizio equo, perchè l'essere vinti ed abbattuti dalla morte e dal peccato non è dovuto prevalentemente alla nostra bravura ed al nostro sforzo. Non funziona così. E in defintiva ogni attimo in più è sempre e solo grazia: è clemenza del vignaiolo che ci concede un anno in più per portare i frutti sperati.
Certo, verrebbe da interrogarsi sul perchè di questo finire. A meno che il significato non sia tutto nel monito: siamo fatti non per essere sempre in questo campo, ma fin quando ci saremo ci sarà concesso continuamente di portare frutti. E' la nostra vocazione. E attendere con pazienza e perseveranza che il frutto ci venga dato: aver fiducia in chi pota e corregge.