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Lunga è la notte

Pubblicato da enzo cilento su 1 Febbraio 2013, 10:05am

Sono giorni difficili questi e non sono ancora terminati, una lunga notte; sebbene mille anni per te sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia...nella notte appunto. Ha da passà a nuttata - dice un testo di Eduardo.

E la notte, tempo di veglia, di vigilia, questa attesa, la lunga notte non solo dell'inverno ma quella della ragione che genera mostri; la notte della fede, ancestrale luogo delle paure dell'uomo e delle bestie stesse, del creato; luogo anche del riposo se non s'ha nulla da temere e più ancora del timore popolato di fantasmi, molto più di quanto si possa descrivere: la notte lunga del Nazismo, la notte dell'occupazione, dell'esilio, la notte gelida delle stelle, la notte dell'orrore delle stelle in cielo e del loro silenzio "e tu luna dimmi che fai?"; delle vaghe stelle dell'Orsa e del Pleiadi che pigolano come nel silenzio la voce dal nido. E infine la notte della trasformazione, del sepolcro, del passaggio, la vigilia del passaggio del confine, del viaggio verso Ovest dei pionieri alla scoperta di una nuova terra e la notte dei naufraghi e dei navigatori che attendono la terra che cercano, la terra promessa dove io vi ho condotto: credeteci, dove il vostro corpo e i vostri sogni fanciulletti giacquero.

No, la notte non è tenera come vuole farcela immaginare Scott Fitzgerald, a meno che non sia ingannevole, piena di alcol e arificiale; illuminata dal neon e dalle insegne dei locali, con il lampadario degli Anni Ruggenti che finiscono nella polvere del 29 e della Guerra, perchè quella notte artificiale divora ogni cosa, è una cicala morente e narcisista, che rende ogni uomo nemico all'altro, selettiva aristocratica e pure volgare ad un tempo, melanconica e violenta infine come una sbronza: e infine si spegne ed è morta.

Al termine della notte invece è la luce, come al termine di una Quaresima, come alla fine del turno di veglia lo scampato pericolo ed il cambio di guardia; alla fine della veglia la libertà di chi va a casa fischiettando o se ne va a zonzo invece, rassicurato, perchè un'altra notte è trascorsa, "chissà se passa la nottata" - i medici; e già che il giorno si avvicina, la città è stata risparmiata dall'alta marea, dall'uragano, da meteoriti e bombe al napalm; l'ondata di piena è andata oltre e lo scampato pericolo fa tirare un sospiro di sollievo: Dio, dunque anche stavolta non ci hai abbandonato!

Così dunque quella fiducia, la fede, dei salmi questa mattina: come un turno di veglia nella notte, mille anni che sono come un giorno: è tutto ciò che ci viene chiesto contro ogni disperazione, contro ogni coltre che ottunde i sensi e nulla lascia intravedere.

La fiducia perché questo corpo come il seme dopo il solco e il sepolcro risorge, perchè sotto il manto di neve è il pane buono di domani; perchè dopo l'odio che ucccide e il lager è di nuovo la vita più forte di tutto, più forte del buio, più tenace della tenebra infinita.

Avere un po' di fede: che dono! Sperare contro ogni ragione che tu mi prenda per la mano destra, che mi hai seguito ovunque, come un Davide, tra i passi più scoscesi del mio vagare e che in tutto questo tu hai continuato, tu solo non io, a credere in me, prima che io cominciassi timidamente a farlo in te.

E così uscimmo a riveder il tremolar della marina.

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